Opinioni

Noi, tra la mazzata Ue e il mercato delle vacche

Maurizio Guandalini

A chi tocca nun se ‘ngrugna. La divinazione della Commissione europea sull’Italia, stagione autunno-inverno 2019, è nota. Manovra severa che miri ad abbattere il debito oltre il 133% del pil. Lavoro ragionieristico dignitoso, poggiato su 2+2=4, scritto dai grandi investitori che tengono i nostri risparmi e hanno la golden share per levare l’ossigeno quando la casa è già crollata. L’ultimo appello da non dimenticare - riforme, crescita e investimenti - che ieri a Bruxelles hanno scandito a fola anche se ‘la roba’ si deciderà nelle urne a giorni o addirittura sarà già scritta dalle sfiancate di Trump. Sulla vicenda che pare sempre risolversi dei tassi all’import cinese e che the Apprentice trastulla e brandisce. Tenendola tra i full d’assi che lo condurranno alla vittoria presidenziale del 2020. Poi, certo, si accorderanno.

Il super comandante della Casa Bianca strattona i cinesi. Non più coccolati da una economia brillante a 24k. Trattasi di due civiltà diverse che adocchiano lo stesso traguardo: la leadership del mondo. E se ne infischiano di alleanze, nazioni amiche e accordi internazionali. Vale la regola del mercato delle vacche del giovedì. Contrattazione a due e il corridoio è ormai sovrabbondante.

Stupisce il silenzio della Cosa. Dell’Italia. Con i dati dell’export allegri ma non troppo e la partecipazione alla Via della Seta straordinaria occasione di business da scrivere. Grandi interessi negli Stati Uniti e promesse per la Belt and road da avviare. Come conciliare i contrapposti in una posizione di debolezza? Mentre Trump ragiona con la strategia del dominio rapido, compulsivo, quasi borderline, complesso per chiunque starci appresso, nel Vecchio Continente si dedicano a mappare i nei. Quelli all’ombelico. Gli stati hanno copiato la tattica ‘first’ d’oltreoceano senza la ciccia. In attesa degli eventi. Comunque dettati da quelle torce umane di russi, cinesi e americani. Contiamo zero. Afferrato come si sta ad avere tanti debiti, dipendere da altri e il made in Italy che non è tutto?

MAURIZIO GUANDALINI

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