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Il Salone del Libro caccia Altaforte

Torino/Salone del Libro

TORINO L’ora “x” è arrivata: oggi al Lingotto si aprono le porte della 32esima edizione del Salone del Libro. Oltre 67mila metri quadrati, 1.200 incontri ma da giorni a tener banco è la polemica sulla casa editrice Altaforte, vicina a Casapound e sulla sua annunciata presenza. Fino a ieri, quando il governatore Chiamparino e la sindaca Appendino, dopo aver denunciato il responsabile Francesco Polacchi, ora indagato per apologia al fascismo, hanno deciso di chiedere la rescissione del contratto. «Una scelta politica», l’hanno definita, presa dopo che Halina Birenbaum, sopravvissuta ai campi di concentramento, ha minacciato di fare fuori dal Salone la lectio. «La sua assenza sarebbe stata uno sfregio per l'evento e per Torino», ha detto il direttore artistico Nicola Lagioia. In serata la conferma: gli organizzatori hanno precisato che di fronte alla scelta di Comune e Regione «non possiamo che adeguarci», revocando l’ammissione. Così, anche se non si escludono tensioni e tentativi di opporsi, oggi lo stand di AltaForte - già spostato vicino allo spazio del Ministero della Difesa per questioni di sicurezza - dovrebbe restare vuoto. E mentre Polacchi minaccia cause sulla base del contratto, Ginzburg e Zerocalcare, su invito di Lagioia, potrebbero essere già in viaggio per tornare.

CRISTINA PALAZZO

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