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It's a boy, e non dovrà preoccuparsi del futuro

Maurizio Guandalini

It’s a boy. Oilà, e gli indizi rosa confetto che va tanto di moda quest’anno? La copertina in tweed di tartan delle Highland scozzesi che svolazzava tra il castello dell’attesa e l’ospedale del travaglio era una visione. Come la Brexit. O come chi pronosticava che il royal baby fosse nato da giorni. Con il nome Diana stampato sul registro. La stampa e il chiacchiericcio di stanza reale invece della caccia alla volpe preferiscono sfondare nel pissi pissi. Amano la monarchia per questo. Spettegolare a razzo notizie senza dignità di corte.

Il bimbo di Harry e Meghan non deve preoccuparsi del futuro. Non sarà Re perché nella lista d’attesa  è al settimo posto, però potrà godersi la vita, come i genitori, il Duca e la Duchessa di Sussex. Le vite delle teste coronate sono intrise di pruriginosi risvolti, di amorazzi che non finiscono mai, di confessioni a 50 sfumature di noisette. Kate che pensa ancora al ragazzo dei primi passi e William che lancia occhiate languide alla vicina, la marchesa Rose Hanbury, ex modella ma bruttina rispetto alla duchessa di Cambridge. Gustibus del figlio come quelli del padre che sbaciucchiava di nascosto la Camilla, quando per casa girava lady Spencer, di cotanto fascino.

Al neonato conte di Dumbarton, pronipote di Elisabetta II, spetterà insieme al gruppone vacanze dei cuginetti, zii, genitori rimirare la Grandma. Succhiare il più possibile dai 93 anni della figlia di Giorgio VI. I Windsor con il motto Dieu e mon droit hanno stilato un programma di successioni inossidabili nei secoli dei secoli. Ma le monarchie possono sgualcire senza attendere un Dio che le scalzi. E la castellana di Buckingham Palace con la passione per il flou e i welsh corgi ha sorretto la Gran Bretagna nei momenti più difficili. Oscurando una classe politica  incompetente che ha trascinato oggi il Paese a barcamenarsi. Harry, dopo la nascita ha esternato con semplicità la sua meraviglia: «Incredibile che una donna possa fare questo». E se la vera svolta della signoria fosse la continuità matriarcale?

MAURIZIO GUANDALINI

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