Opinioni

Il 1 maggio, i robot e l'equilibrio nel lavoro

Maurizio Guandalini

Il primo maggio non farò festa. Perché lavoro. Meglio che nei giorni feriali. Così durante le vacanze d’agosto. Di computer e chiavetta internet. In studio, a casa o in giro. L’affronto più brutale è sentirmi dire che un robot potrà fare il mio lavoro. O che potrà decidere se licenziarmi se non raggiungo certi livelli di produttività. Succede in alcune parti del mondo. Per certi lavori. Soprattutto manuali. Quelli che piacciono meno. Dentro grandi multinazionali. Dove lavori per tirare su la paga per mangiare e ti ritrovi l’amministratore delegato che prende 1400 volte il salario medio del dipendente. Gli estremi della modernità fanno sì che il bacio tra Stefano e Belen totalizzi tre milioni di visualizzazioni. Con un click ci guadagnano, si fanno vedere e stanno in vacanza. Mentre nelle grandi città i rider svoltano con la cresta spilucchiata da una mancia per una pizza portata in bici, sotto la pioggia battente. Speriamo solo sia temporaneo.
Ci sono lavori che faresti di corsa, altri manco morto. Non raggiungeremo mai l’equilibrio del piacere. E delle tutele. Pochi fortunati se lo possono permettere. Consola che l’inventore del touchscreen, il fisico Faggin, ha detto che l’intelligenza artificiale non batterà mai quella dell’uomo. E’ la passione che ci metti nelle cose che fai. Non si può sostituire e neppure lasciare in eredità. Andrebbe tutelata da un marchio che la valorizza. Un bollino sul bavero e benefit a valanga. Per guardare dall’alto verso il basso quei giovani che per ridere, dicono loro, bullizzano. Capre. Basta non faticare. Ignorare che ci sarebbe da fare. Chi ha i denti non ha il pane, chi ha il pane non ha i denti. Come i macchinisti ubriachi stoppati prima che si mettessero alla guida di un treno superveloce.
I nonni ci raccomandavano il lavoro, dono della Provvidenza. Sarei felice se potessi farne a meno. E vivere di rendita. Ma vista l’occorrenza sociale e dignitaria lasciate che alleni il cervello. L’unico arnese che mi renderà meno dipendente da chicchessia.

MAURIZIO GUANDALINI

Articoli Correlati
Opinioni