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Sicari assoldati per riscuotere un debito

TORINO

TORINO «Qualsiasi sia la sentenza quei soldi io li voglio». Così il titolare di un’impresa edile, 60enne calabrese, si è rivolto a due “professionisti” per un credito di 100mila euro nei confronti di una società, ma che per il tribunale non esisteva. I soldi li pretendeva da un imprenditore torinese: l’uomo per mesi è stato vittima di pedinamenti, telefonate e minacce finché i tre, tutti residenti a Torino, sono stati arrestati per tentata estorsione aggravata in concorso. Tra loro un 53enne di origini calabresi con un precedente per omicidio legato alla ’ndrangheta.

Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del capoluogo, coordinate dalla procura di Torino sono partite a ottobre e hanno permesso di ricostruire le tappe dell’operazione di recupero che era iniziata già a luglio. Un periodo in cui la vittima è stata bersaglio di appostamenti sotto casa, minacce ripetute, incontri e telefonate e mail a ogni ora del giorno e della notte per avere il denaro. Quei 100mila euro che erano considerati una somma aggiuntiva per lavori di ristrutturazione terminati nel 2010 ed eseguiti dall’impresa edile. La richiesta era prima finita in tribunale ma era stata respinta perché il debito era inesistente. Così l’uomo aveva scelto di rivolgersi ai due che dopo i primi tentativi avevano anche proposto alla vittima di essere disponibili a farsi pagare per difenderlo da eventuali moldavi o albanesi «pronti a tutto» che l’imprenditore avrebbe ingaggiato.

CRISTINA PALAZZO

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