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"Salva Roma", è stralcio Salvini: "Lega soddisfatta"

GOVERNO

"Lega soddisfatta. I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco. Stralciati i commi 2, 3, 4, 5, 6 della norma salva Raggi". Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini al termine del consiglio dei ministri. Nella versione M5S, approvato il Salva Roma a metà, in particolare i commi 1 e 7, sugli altri deciderà il Parlamento. “È un punto di partenza, siamo sicuri che il parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”, riferiscono fonti M5S al termine del Consiglio dei ministri.

Giornata difficile. L’alleanza di governo tra Lega e M5S si avvita in una giornata di veti contrapposti che porta ad un Consiglio dei ministri prolungato nel cuore della notte che lascia appesa ad un filo l’approvazione del Decreto Crescita. Oggetti del contendere, da un lato la richiesta di Matteo Salvini di stralciare il “salva Roma” per rinegoziare il debito della Capitale - osteggiato dai leghisti, che lo vorrebbero esteso a tutti gli altri Comuni in difficoltà e non solo come “regalo” alla sindaca Raggi - e dall’altro la richiesta di Luigi Di Maio sospinta dalla base del M5S di “congelare” il sottosegretario leghista Siri sfiorato dall’indagine sull’eolico. L’avvicinarsi delle elezioni europee spinge i due leader ad alzare i toni per rivolgersi ai propri sostenitori. Così Di Maio, inizialmente, non si è presentato al Consiglio dei ministri. Per tutta risposta, Salvini ha annunciato che «chi c’è c’è», si sarebbe stralciato il “salva Roma”. Provocando l’irritazione del premier Conte, per una decisione sbandierata prima ancora dell’inizio della riunione.

Ore concitate. A quel punto, Di Maio ha pensato bene di precipitarsi a Palazzo Chigi per una resa dei conti finale che è scivolata nella notte. Veti e ripicche hanno così messo a rischio il passaggio finale del Decreto Crescita che pure - al di là del “salva Roma” - conteneva altri provvedimenti attesi e condivisi come i rimborsi ai risparmiatori delle banche e il rinnovo del prestito pubblico ad Alitalia. Sul primo versante, il meccanismo prevede un risarcimento a doppio binario. In un primo caso, per chi ha fino a 35mila euro di reddito imponibile nel 2018 o un patrimonio mobiliare sino a 100 mila euro, ci saranno i rimborsi diretti, forfettari. Questi, nel limite massimo di 100mila euro, saranno del 30% per gli azionisti e del 95% per gli obbligazionisti. Il doppio binario, che ha avuto il via libera di 7 associazioni con due contrarie, nasce dalla mediazione diretta del premier Conte, che ha ascoltato le diverse voci arrivando poi alla sintesi, facendo passare la “linea Tria”: non si rompe con l’Europa, si distinguono due classi di risparmiatori da risarcire, con modalità diverse, per evitare la possibile infrazione Ue.

Il nodo Alitalia. Passando all’altro versante l’estensione del prestito ponte ad Alitalia compare all’articolo 38 delle bozze circolate nelle ultime ore. Per rimanere a galla, è fondamentale che Alitalia possa contare sui 900 milioni prestati dallo Stato. In teoria, seguendo il testo del Decreto Semplificazioni del dicembre scorso, la scadenza è al 30 giugno, ma è probabile una proroga. E questa potrebbe essere “sine die” (scatenando le contestazioni della Ue). Altra proroga potrebbe subire la deadline per la presentazione dell’offerta per la stessa Alitalia da parte di Fs, al momento fissata per il 30 aprile.

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