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Agenti feriti. È lite su rimpatri e armi elettriche

TORINO

SICUREZZA Semplificazione nelle procedure di rimpatrio e pistole elettriche in dotazione per le forze dell’ordine. All’indomani dell’aggressione da parte di un senegalese di 26 anni nei confronti di due poliziotti, al grido di “Allah Akbar”, a Torino torna la polemica sicurezza. Il giovane, infatti, era stato arrestato per resistenza alcune settimane fa, ma l’udienza di convalida era terminata con la scarcerazione, così aveva trovato rifugio in un alloggio di fortuna in via Cuneo, vicino al deposito Esselunga dove è avvenuta l’aggressione. Il caso arriverà ai ministri della Giustizia e dell’Interno, con l’interrogazione di Osvaldo Napoli di Forza Italia che chiede di verificare eventuali omissioni e «fare chiarezza sulle procedure di espulsione, risultate fin qui un autentico fallimento». C

’è anche chi, come l’assessora regionale Monica Cerutti, punta il dito contro il decreto “Sicurezza” di Salvini. Va contrastato «il clima d’odio che può fare presa sulle persone più fragili e insicure» e «favorire percorsi di inclusione delle persone di origine straniera, e non cacciandole nell’irregolarità come invece il decreto “sicurezza” prevede». E torna il tormentone taser: per l’Associazione nazionale funzionari di polizia, sottolinea Girolamo Lacquaniti, sarebbe importante attuare le procedure per la dotazione e snellire gli iter di rimpatrio. «Dobbiamo intervenire con maggiore incisività», assicura il viceministro Laura Castelli unendosi alla solidarietà agli agenti espressa dal ministro Fontana e da Esselunga. Cristina Palazzo

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