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Notre Dame, la certezza di Padre Cristoforo

CARLO BARBIERI

-Padre Cristoforo, ha sentito di Notre Dame? 
Padre Cristoforo, cappuccino con regolamentare barba, era il mio giovanissimo insegnante di religione alla scuola media. Era il periodo in cui la prof di lettere ci torturava con i Promessi Sposi, e lui era il bersaglio delle nostre battute a base di Renzo, Lucia e Innominato. Adesso, vecchissimo, era ricoverato in una casa di riposo per religiosi, e quando potevo lo andavo a trovare. 
– L’ho sentito, l’ho sentito – mi dice con la solita vocina tremante. 
– Una cosa terribile. Un simbolo, tredici milioni di visitatori l’anno. Chissà se si saprà mai chi è stato.
– Io lo so. È stata Lei. 
– Lei chi?
– Lei, l’interessata. La Madonna.
Lo guardo sbalordito, poi capisco: ha avuto un crollo. Eppure fino all’ultima volta ragionava bene. 
Lui continua: – Non ne poteva più. 
Gli sorrido, ma sono molto dispiaciuto. Poveretto. – Non ne poteva più di cosa? 
– Di tutto. Gli scandali. L’Europa delle radici cristiane con le chiese vuote. Le ragazze che entrano in chiesa vestite come se andassero al mare. E intanto, tredici milioni di persone che visitavano Notre Dame per fare fotografie, e quasi nessuna che diceva una preghiera. E allora avrà detto “Beh, se casa mia serve solo per farvi i cosi, le foto che uno si fa da solo...”
– I selfie.
– Bravo, i selfie. “Se casa mia vi serve solo per fare i selfie, tanto vale che la elimino”.  E le ha dato fuoco.  
Rimane a fissarmi in silenzio, e mi viene il sospetto che mi stia pigliando in giro. 
Non capisco mai se sotto quella maledetta barba è serio o ride.

CARLO BARBIERI

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