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Il braccio hi-tech che confeziona la burrata

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Sono tutti ingegneri e tecnici specializzati, ma preferiscono definirsi sarti. Perché dalla loro officina escono solo macchine su misura. Lavorano in Puglia ma vendono nel mondo idee hi-tech di robotica applicata, persino nell’agroalimentare. «Tutti gli impianti che vengono realizzati da noi sono pezzi unici. Le nostre macchine vengono progettate e realizzate seguendo le specifiche richieste del cliente. E la componente tecnologica si lega strettamente a quella umana», racconta Luigi Maldera, 45enne nato a Bisceglie, in tasca una laurea in ingegneria meccanica e il sogno imprenditoriale coltivato sin da piccolo.

Maldera è amministratore e fondatore di MBL Solutions. Siamo a Corato, cinquantamila anime nella città metropolitana barese. La squadra è composta da 18 collaboratori: ingegneri meccanici, elettrici, informatici.  L’azienda è nata quasi quindici anni fa ed è specializzata in soluzioni meccatroniche e robotiche di innovazione parziale o radicale. Di fatto gli ingegneri ripensano le singole fasi di processo o addirittura le intere linee di produzione. Parliamo di soluzioni per il packaging secondario, ovvero per tutte quelle operazioni di gestione del prodotto dopo il confezionamento.

Si va dall’automazione del processo produttivo dei taralli all’impianto di inscatolamento automatico per un altro prodotto, il soufflé. E poi c’è l’idea “wow”, ovvero il confezionamento automatico di uno dei prodotti tipici del territorio e dell’industria casearia pugliese: la burrata. «Abbiamo ripensato il confezionamento di questa eccellenza nostrana. Il mondo lattiero-caseario stava abbandonando l’identità del packaging di questo prodotto che è un simbolo della nostra terra. Così abbiamo proposto alle aziende del territorio la possibilità di investire su questa tecnologia», precisa Maldera. Si tratta di un confezionamento tradizionale con un prodotto fatto sempre a mano, ma automatizzato nell’imballaggio per una decina di caseifici pugliesi che confezionano migliaia di burrate al giorno. «Abbiamo sviluppato una tecnologia robotizzata per un prodotto competitivo sui mercati internazionali. L’automazione entra in gioco in una particolare fase e rende più veloce il confezionamento».

D’altronde in passato dopo il confezionamento in busta da sempre veniva apposta con un nastro una speciale foglia di asfodelo. Questa era un’operazione molto costosa, che però andava a identificare il prodotto. «Abbiamo preservato la tradizione, ma lavorato sui costi, costruendo da zero una macchina automatica che assembla la foglia sin dall’inizio del confezionamento».  Ecco allora le tecnologie che migliorano il fare impresa. Partendo dalla tradizione.

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

 

 

 

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