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Muli, cavalli e gatti schierati in prima linea

Guerra

ROMA Delle guerre del Novecento se ne parla giustamente tanto. Eppure i grandi affreschi storici cui siamo abituati sono spesso più vuoti di quanto pensiamo: manca infatti un numero enorme di protagonisti, gli animali. Prova a riempire questo vuoto Vincenzo Di Michele, che ha appena pubblicato per Il Cerchio “Animali in guerra Vittime innocenti. Le barbare uccisioni nella I e II guerra mondiale di cani, cavalli, gatti, muli, piccioni e di tante altre bestie”. Una appassionante carrellata di quella che è stata la realtà vissuta da quasi ogni tipo di animale durante gli eventi bellici, partendo dal presupposto che spesso quegli stessi animali caratterizzavano la vita dei soldati persino più di quanto lo facessero gli ufficiali o i camerati. In un rapporto costante e ambiguo da parte di uomini che spesso venivano dalle campagne. I celebri muli venivano maltrattati in ogni modo (anche con il fuoco sotto il ventre per farli smuovere dalla loro proverbiale ostinazione), ma quegli stessi soldati si toglievano cibo dal rancio per darlo ai loro compagni.

Con i topi nelle trincee

Ma che dire dei topi, veri protagonisti dei trinceramenti? Una piaga, senz’altro, eppure c’era anche chi li ammaestrava e ci si faceva compagnia. E i cani poi, compagni fedeli utilizzati in moltissime maniere, anche per trasportare carichi, come per soccorrere i feriti. E persino come kamikaze da parte dei sovietici contro i panzer tedeschi, mentre i gatti, imbottiti di esplosivi, dovevano essere lanciati sulle navi sfruttando anche la loro avversione all’acqua. Accanto alle storie di piccioni e cavalli, c’è anche quella delle sperimentazioni, comprese alcune per creare supersoldati unendo umani e scimmie. «Milioni di vittime inconsapevoli sacrificate a guerre non loro», spiega Di Michele.

OSVALDO BALDACCI

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