Fatti&Storie

Caso Leo, gli ispettori arrivano in procura

TORINO

TORINO Magistrati, personale amministrativo e tutta la documentazione del caso dell’omicidio di Stefano Leo sono sotto la lente degli ispettori inviati dal ministero e arrivati ieri al Palazzo di Giustizia di Torino.

Spetta a loro il compito di fare chiarezza sul perché il 27enne Said Mechaquat,  che ha confessato di aver ucciso Leo sul Lungo Po Machiavelli, in zona Murazzi, non era in carcere dopo essere stato condannato per maltrattamenti in famiglia, in via definita, a 18 mesi senza condizionale.

Oltre alle tempistiche sull’esecuzione, però, ci sarebbe un errore a gravare sul caso: la notifica della sentenza che non arrivò all’avvocato del 27enne, che gli era stato assegnato d’ufficio, ma fu inviata all’avvocato Basilio Foti. Potrebbe essere stato indicato da Said stesso: un elemento in base al quale Foti chiederà per la sentenza la non esecutività.

I primi riscontri
Intanto sembrerebbe che durante il primo controllo di ieri gli ispettori, che hanno anche incontrato il presidente della Corte d’Appello, Edoardo Barelli Innocenti, tra le altre cose vogliano approfondire la posizione di un dirigente amministrativo che, nel 2016, quando fu nominato a capo del personale alla Corte, fu formalmente contestato in una lettera inviata a Roma dal presidente di allora. Le proteste riguardavano soprattutto la sua attività precedente nel tribunale di Biella, dove era stato un periodo in qualità di reggente. «Bisogna fare chiarezza. Sono pronto ad azioni eclatanti: se necessario mi incatenerò personalmente davanti al Palagiustizia di Torino, ma prima di arrivare a tanto ho già pronta una serie di azioni volte a tenere alta l’attenzione sull’argomento - ha tuonato sulla visita Massimo Battaglia, segretario generale di Confsal Unsa che ha annunciato un’interrogazione parlamentare e un esposto in procura - Se qualcuno pensa di liquidare la questione a tarallucci e vino si sbaglia di grosso».

CRISTINA PALAZZO

Articoli Correlati
Fatti&Storie