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Quell'istantanea paradosso è un po' la polaroid di Dio

Maurizio Guandalini

Nel momento in cui abbiamo trovato le risposte, sono cambiate le domande. Di scienza si va così. Sui libri abbiamo studiato che i buchi neri non sono mai stati osservati realmente. Non visibili ai nostri occhi. Solo con nozioni di fisica e matematica era possibile immaginarli nel modo più realistico possibile. In terza media, mi presi il sacrificio di portare una sorta di tesina con disegno annesso. In tandem con educazione artistica. Da appassionato di disegno fu la mia salvezza.

Qui davanti ho la prima fotografia di un buco nero. Presentata ieri come l’instant del secolo. Senza aver visto e letto il Signore degli Anelli, l’occhio di Sauron, l’aborrito di sostegno, Gargantua e Insterstellar, ebbene, quel pastello di 40 anni fa è tale quale l’immagine di M87. Ammettiamolo, avere la segnaletica di un buco nero è un paradosso. Un controsenso. Come si fa fotografare un buco se è nero? Rasenta, senza blasfemia, per carità, la polaroid di Dio, Maometto e Buddha. La prova che si mangia l’immaginazione a persona. Sottrae quello spazio-tempo di Einstein, in verità ispiratore dei tratti somatici del buco nero, frutto della fantasia degli adulti, come dei bambini. Il buco nero l’abbiamo pensato. Raccontato. Infiorettandolo alla bisogna. Di brutto. L’orco. Dalle fauci grondanti. Vorace. Magmatico. Dentro il quale succedeva il catastrofico. L’inenarrabile. O per dirla con Jannacci, ‘...l’avvenire che è un buco nero in fondo al tram”, una incognita. Quasi inconfessabile.

Lo stupore odierno rivelato dalla prova impressa su rullino è paragonabile al Pinocchio di Collodi. La scena dentro la pancia del pescecane. La descrizione particolareggiata nel libro, del 1883, è stata rivelata dallo sceneggiato televisivo del 1972. Qualcosa di immenso, lungo un chilometro, dove il burattino di legno incontra un tonno, suo padre Geppetto, da mangiare. Diversa dal cartone animato della Disney che disegnò una balena mostruosa. Ma, sempre, inghiottiva delle persone, che in corpo continuavano a vivere. Sarà così anche per il buco nero?

MAURIZIO GUANDALINI

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