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Leo, Mechaquat doveva essere in carcere

TORINO

GIUSTIZIA La condanna era diventata definitiva nel 2018, era di un anno e sei mesi ma Said Mechaquat, l’uomo che ha confessato di aver ucciso Stefano Leo, era libero. L’accusa era maltrattamenti in famiglia, senza condizionale, quindi doveva essere in carcere ma, sembrerebbe a causa di un problema nella trasmissione tra la Corte d’Appello e la procura, l’ordine di carcerazione non sarebbe mai partito. Un ritardo di cui al momento non si conoscerebbero ancora le cause, si cerca di capire soprattutto quale sia stato il corto circuito per cui il 27enne italiano di origine marocchina non aveva iniziato a scontare la condanna. Lo scorso 23 febbraio ha accoltellato alla gola sulla passerella del Lungo Po Machiavelli il 33enne Stefano Leo, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione mentre, come ogni mattina, percorreva la strada per andare al lavoro. Ai carabinieri Said ha parlato di casualità nella scelta della vittima, ma tra le ipotesi per il movente prende piede lo scambio di persona, vista la somiglianza tra Leo e l’attuale fidanzato della sua ex ragazza. Proprio per il suo rapporto con lei era finito a processo. Said, da quanto emerge, era stato condannato in primo grado nel 2015 per i maltrattamenti nei confronti della sua compagna, con la quale aveva avuto un bambino. Il ricorso in appello fu giudicato inammissibile così la sentenza diventò definitiva.

CRISTINA PALAZZO

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