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Così Woodstock cambiò il rock e noi

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INTERVISTA Una stagione dove musica, danza, amore, pace, voglia di condividere tutto si uniscono. E’ la magia che ancora oggi ci fa pensare a Woodstock come il momento culmine della realizzazione di una specie di paradiso in terra. L’estate del ’69, quella in cui si svolsero i tre giorni del concerto di Woodstock, dove si esibirono da Jimi Hendrix ai Jefferson Airplane, da Santana a Joe Cocker. Ne parliamo con Ernesto Assante, critico musicale di Repubblica, autore di “Woodstock 69. La rivoluzione del rock’n’ roll” (p. 224 euro 35 Edizioni White star).

Cosa è cambiato nel mondo dopo l’estate di Woodstock?
«Innanzitutto il rock. Tutte le star del rock, Beatles a parte, diventarono famosissime dopo il festival di Woodstock dove si vide che c’era la potenzialità per un pubblico enorme. La seconda cosa importante è che in quell’estate di 50 anni fa i giovani ebbero veramente per la prima volta la coscienza e la speranza che fosse possibile fare qualcosa di positivo assieme».

Perché quel concerto è rimasto nel nostro immaginario collettivo?
«Perché è stato l’apice e la fine del sogno che tutti assieme si potesse cambiare il mondo. Questo stato di grazia mutò quasi subito perché la libertà assoluta era veramente troppa e permetteva a tutti di tentare tutto, compresi gli abissi della droga… Non è un caso che un mese dopo, sempre nell’estate del ‘69 ci sarà il massacro di Bel Air, da parte della setta di Charles Manson che uccise la moglie di Roman Polansky Sharon Tate e dei suoi amici. Quell’idea folle era in fondo una deriva di un certo mondo senza regole».

La musica di Woodstock è stata dirompente come mai più nessuna. Perché?
«Perché era identitaria. Chi ascoltava quella musica si riconosceva in valori molto simili, differenti da quelli delle generazioni precedenti. I giovani allora rifiutavano l’ordine costituito: la famiglia, il servizio militare. I capelli lunghi erano un modo per far comprendere la propria diversità. Per questo Woodstock fu una bomba. Anche se i generi musicali erano molto diversi e gli artisti a volte agli antipodi nel suono - Santana, Jimi Hendrix, Joe Cocker - erano rock nell’attitudine. Era l’atteggiamento che li univa…»

ANTONELLA FIORI

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