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Adriano Giannini: «Racconto i tormenti di Gauguin»

Cinema/Gauguin a Tahiti

ROMA Più che le tappe di una vita, una cavalcata in un viaggio avventuroso. Più che il racconto del definirsi dell'opera di un pittore, una sintesi di contrastanti sentimenti di un artista che cercava l'altrove («libero, senza problemi di denaro, potrò amare, cantare, morire») ma che non riuscì davvero a staccarsi dal suo mondo “civilizzato”.

In mezzo, Adriano Giannini a raccontare quei travagli e quelle lotte interiori come se gli appartenessero: «In qualche modo l'ho sentito vicino perché come lui vivo l'esperienza della professione d'artista, so cosa significa partire continuamente, vivere fuori dal tuo mondo e anche da te, essere sempre in un altrove che ti dà la possibilità di vedere il tuo mondo dall'esterno. Ho cercato di capire che cosa gli diede la forza di lasciare tutto, di spingersi tanto lontano», dice Giannini, protagonista e non solo voce narrante di questo “Gauguin a Tahiti. Il paradiso perduto”, diretto da Claudio Poli, su soggetto di Marco Goldin e Matteo Moneta, con colonna sonora firmata per l'occasione da Remo Anzovino, in sala da oggi. 

Che  dobbiamo aspettarci  da Adriano Giannini che lo racconta? «L'avventura - spiega l’attore - del pensiero del '900 perché Gauguin fu un uomo nella cui arte non stava solo la nascita dell'arte moderna ma anche temi nuovi, dall'inconscio al sogno». 

Non poco per un film che è la storia  di un uomo che tentò per una vita di fuggire disperatamente dalla modernità senza mai riuscirci.

SILVIA DI PAOLA

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