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La morte di Imane Fadil resta ancora un mistero

caso ruby

Il mistero sulla morte di Imane Fadil, la modella marocchina al centro dei processi del Rubygate, è ancora lontano dall’essere risolto. Un punto fermo arriverà solo grazie all’autopsia, in programma per i prossimi giorni. Non prima però che sugli organi della 34enne vengano eseguiti dei carotaggi e i tessuti vengano analizzati per verificare se ci siano tracce di radioattività. Finchè non ci saranno risposte scientifiche, però, per la Procura le ipotesi che Imane abbia contratto una malattia rara, che ha portato al progressivo collasso di tutti gli organi, o sia stata avvelenata «hanno pari dignità». Anche se «il sospetto» che sia entrata in contatto con sostanze tossiche «è indiscutibile». La 34enne ne aveva parlato al fratello Tarek e a un amico almeno tre settimane prima di morire. Nel frattempo l’avvocato Danile De Domenico, che in passato aveva assistito la modella, ha raccontato che «era molto molto più preoccupata rispetto al passato». «I fratelli di Imane sono spaventatissimi dal clamore mediatico, preoccupati per le ripercussioni sia professionali che personali che ne possono derivare», ha confidato Paolo Sevesi, legale della testimone. Il difensore ha spiegato che «i familiari discutono da giorni sulle possibili cause della morte: c’è chi pensa sia stata avvelenata e chi no. Sono stati i medici i primi a ipotizzare l’avvelenamento, prima della stessa Imane» che, ha aggiunto, «non ha dato indicazioni su chi avrebbe potuto farle del male, è rimasta vaga».

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