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Scala, stop ai sauditi Restituiti i soldi

Milano

Reset: come se non fosse successo niente, salvo per il sovraintendente Alexander Pereira che con la vicenda Arabia Saudita si è giocato la riconferma nel 2020. Il cda della Scala riunito ieri ha deciso di azzerare la vicenda dei finanziamenti di Riad,  annunciati 15 milioni, già versati 3,1, sufficienti ad assicurare un posto nel cda scaligero. Quei soldi saranno restituiti al mittente: «Preso atto che in data 4 marzo è stato effettuato da parte del principe Badr al Saud un versamento non conforme alle procedure previste dallo statuto per il concorso alla Fondazione, il consiglio ha deliberato la restituzione della somma» si legge in un comunicato. Con il risultato che non esiste più un problema Arabia Saudita sul tavolo.  «Con questa operazione - ha spiegato il sindaco Sala, presidente del cda - ributtiamo la palla nel campo dei sauditi. E cioè: potranno pensare che non gradiamo la loro presenza e indirizzare l'interesse su altri teatri, che è quello che teorizza Pereira, oppure capire che tutto questo problema consiglia di ricominciare daccapo e su basi diverse». Quali, è ancora difficile dirlo, anche se il sindaco ha ribadito che restano aperte tournée e attività culturali. Ma bisognerà capire come reagiranno i sauditi, prima trattati come benefattori e poi messi alla porta per timori di ingerenze di un paese straniero in odore di violazione dei diritti umani.
La decisione trova tutti sollevati, dal governatore  Fontana e Salvini al M5s,  dopo il balletto in cui i vari referenti politici, dalla Regione al Ministero dei Beni Culturali, hanno mollato Pereira con il cerino in mano, reo di aver accelerato l’operazione. «Gli  ho detto che apprezzo l’attivismo - ha detto il sindaco - ma ha peccato di ingenuità». Della sua successione si sta occupando la società di cacciatori di teste Egon Zehnder che sta mettendo a punto una rosa di nomi. PAOLA RIZZI

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