Spettacoli

Milo: «Ho fatto tutto solo per amore»

Sandra Milo Monte-Carlo Film Festival de la Comèdie

MONTECARLO ­– Sandra dalla risata contagiosa che “crea dipendenza con la sua allegria”. Sandra inno alla vita, con la sua esuberante femminilità che porta a spasso con fierezza sui tacchi a spillo. Lei che non rimpiange nulla ma che, avesse a disposizione un’altra vita, non farebbe certo le stesse cose: «Quelle le ho già fatte – spiega – mi piacerebbe farne di nuove». Sandra la passionale che fa innamorare di sé per la sua bellezza consapevole: «Perché mi hanno insegnato a credere fortemente in me: e se ti convinci di una cosa nessuno può togliertela. Da ragazza ripetevo a me stessa: sei bella, sei la più bella e ogni volta funzionava». Sandra che “anche per morire ci vuole un bel rossetto” dice ridipingendosi le labbra di vermiglio. Salvatrice Elena Greco che «ho scelto un nome che mi calza a pennello, mi rappresenta: San indica dolcezza, ed io sono dolce, e poi quel dra deciso che sa di forza, durezza, perché sono forte. E se potessi rinascere? Vorrei essere un albero: bello piantato nella terra, con le sue radici e il tronco e i rami verso il cielo. Un albero che si spoglia e si veste di foglioline e gemme a seconda delle stagioni». È un fiume di meraviglie in piena Sandra Milo che si racconta al XVI Monte-Carlo Film Festival del la Comèdie by Ezio Greggio. La storica kermesse, che ha contribuito non poco a sdoganare la commedia, le rende omaggio in un affollato Grimaldi Forum con la proiezione del bellissimo docu-film “Salvatrice” della talentuosa Giorgia Wurth.

Un viaggio emozionante che attraversa la storia del cinema: ci sono Fellini, Mastroianni, Flaiano, Totò e altri mostri sacri che la Milo ha avuto la fortuna di conoscere da vicino.
«Era un’epoca di grande cultura e fermenti ed era facile incontrare gente come Federico» spiega lei con semplicità, guardando al suo percorso di successi, di gioie e di dolori, luci e ombre, processi e silenzi che la brava regista e attrice ha saputo ben sintetizzare sullo schermo. E sì perché non era facile raccontare la diva Milo classe 1933 da Tunisi, con il suo baule pieno all’inverosimile di foto, lettere e cimeli, buttati lì a caso e frutto di un prezioso passato che la protagonista mai guarda con malinconia. «Io vivo e basta: ogni giorno. Ogni attimo!» spiega, mentre racconta a Metro del suo prossimo progetto teatrale “Toc toc” la divertente pièce francese pièce francese per la regia di Claudio Insegno che debutterà al Teatro Nuovo il 29 marzo.  «Per fortuna ho buona memoria e imparo in fretta», spiega lei con quel sorriso che ti avvolge.

Signora Milo, in un mondo che va così veloce, lei come fa ad essere sempre a suo agio?
«Semplice: dico sempre la verità che, poi, è una grande furbizia!».

E dall’alto delle sue 86 primavere, lei che ne ha fatte di cotte e di crude, cosa si sente di poter dire ai ragazzi di oggi?
«L’importante è amare! L’amore va dato perché poi torna: non bisogna essere avari si sé. Io amo, tu ami e voi siete il verbo credere. Insomma siate convinti del vostro amore in questo mondo che corre».

E lei d’amore ne sa qualcosa…
«Io ho lasciato il cinema per amore un sacco di volte. Non ho fatto Amarcord, che Fellini aveva scritto per me, perché ricattata da mio marito: mi diceva che se avessi rivisto Federico avrei sfasciato la famiglia. La Gradisca ero io! Fellini si ammalò quando seppe del mio rifiuto. Era a letto da 20 giorni quando il produttore di Amarcord, per risolvere l’empasse, contattò Magali Noel che dalla Svizzera venne a Roma. La portò da me chiedendole di studiarmi perché nel film doveva somigliare a me. E lei, da attrice intelligente qual era,  si truccò e si mise perfino l’ovatta nel naso per poter imitare la mia voce oltre che le mie smorfie. Così la portarono da Fellini con la mia parrucca e lui si alzò dal letto».

Un grande amore quello con Fellini. E la Masina che non era gelosa lo capiva.
«Federico era un uomo che aveva successo con le donne e con gli uomini. Aveva un tale carisma, era stregante e lei capiva che non poteva averlo tutto per sé. Per anni siamo stati amici noi tre e dormivo spesso a casa loro».

E poi un giorno l’amicizia finì. Come mai?
«Colpa di un giornalista che mi mise in bocca una frase che mai avevo detto, ovvero che io ero la nuova musa di Fellini e non più Giulietta. Così per un sacco di tempo non mi parlarono più. Io stavo malissimo e dovetti fare la cura del sonno a Villa Stuart. Poi un bel giorno lui mi cercò per il film “Giulietta degli Spiriti”. Accettati, ma sul set loro due nemmeno mi salutavano quando arrivavo. Allora mi presi la mia rivincita: siccome ero sempre mezza nuda nelle scene, cominciai a flirtare a destra e a manca e alla fine tutti mi sorridevano».

E Fellini?
«Venne da me e disse: la piantiamo con questa storia? Smetti di fare la scemetta e stai con Giuliettina che è molto malinconica in questo periodo. Io feci come mi chiedeva Federico, ma non era più bello come una volta stare con lei».

 

ORIETTA CICCHINELLI

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