Spettacoli

«Gloria Bell è un inno alla libertà di tutte noi»

Cinema/Gloria Bell

ROMA Gloria  ha 50 anni e muore dalla voglia di vivere. È una madre, una nonna e non vuol smettere di innamorarsi. Ama ballare e avventurarsi in faccia a chi vorrebbe inchiodarla al passato. Splendida Gloria,  specchio in cui ogni donna dovrebbe trovarsi. Qui ha la faccia di Julienne Moore, intensa, energica, perfetta.

Per Gloria, il regista Premio Oscar Sebastian Lelio ha rifatto se stesso. Letteralmente: perché questo “Gloria Bell” (da oggi in sala) è  il remake americano del suo omonimo film girato in Cile.

Qui, in mezzo a una colonna sonora nuova di zecca, arricchita da alcune delle più belle canzoni degli anni ’80, tra cui l’indimenticata “Gloria” di Umberto Tozzi (che quest’anno compie 40 anni) nella versione di Laura Branigan, la nostra piccola grande donna si muove tra le strade di Los Angeles.

Non sarebbe rinata senza la Moore: «Ho detto al regista che lo avrei fatto solo se fosse stato lui a dirigermi. Per me Gloria è un inno alla libertà di ogni donna che rifiuta di arrendersi al tempo, di rinunciare all’amore, che non vuol smettere di afferrare la bellezza del mondo».

Le fa eco il regista: «Gloria rivendica il suo diritto di essere vista e ascoltata, il suo accesso al piacere, la sua voglia di continuare a ballare. Come tutti,  viene colpita dal mondo ma non smette di rialzarsi. Racconto ancora questa storia perché tutte le Glorie del mondo siano viste e ascoltate».

SILVIA DI PAOLA

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