Fatti&Storie

La Legge Merlin sotto esame della Consulta

Prostituzione

L’appuntamento della settimana che più incuriosisce si svolgerà domani, quando in udienza pubblica la Corte costituzionale è chiamata a decidere sulla questione di legittimità sul reato di favoreggiamento della prostituzione previsto dalla legge Merlin, approvata 61 anni fa. 
Il caso delle escort dalla Corte di Appello
A trasmettere gli atti alla Consulta è stata la Corte di appello di Bari nell’ambito del processo in cui è imputato l’imprenditore Gianpaolo Tarantini per le escort portate nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La questione di legittimità su cui Palazzo della Consulta concentrerà parte dell’udienza sono proprio le escort: il fenomeno sociale della prostituzione professionale rappresenta una novità - è l’assunto dei giudici baresi - e la legge Merlin è invece stata concepita in un’epoca storica in cui tale fenomeno non era conosciuto. In particolare, i “giudici delle leggi” dovranno sancire se la norma risalente al 1958 sia legittima o meno nel punto in cui configura come reato «il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione volontariamente e consapevolmente esercitata». 
Il possibile contrasto con la norma
La Corte d’appello di Bari, infatti, pone in rilievo un possibile contrasto della norma con il «principio della libertà di autodeterminazione sessuale, qualificabile come diritto inviolabile della persona umana, la quale potrebbe esprimersi anche nella scelta di offrire prestazioni sessuali verso corrispettivo» e, a suo dire, sarebbe violato anche l’articolo 41 della Costituzione, «potendo la libera autodeterminazione sessuale, essere considerata anche come una forma di estrinsecazione dell’iniziativa economica privata». Nell’ordinanza con cui hanno trasmesso gli atti alla Consulta, i giudici baresi evocano inoltre gli articoli 13, 25 e 27 della Costituzione per contrasto con il principio di «necessaria offensività del reato», in quanto, nei casi in questione, le condotte di reclutamento e di favoreggiamento della prostituzione «non arrecherebbero offesa al bene giuridico tutelato, costituito appunto dall’autodeterminazione sessuale». Un’altra specifica questione viene sollevata poi con riferimento al reato di favoreggiamento della prostituzione che sarebbe in contrasto con i principi sanciti dall’articolo 25 della Costituzione. In difesa della Legge Merlin l’Avvocatura dello Stato e diverse associazioni di donne.

Articoli Correlati
Fatti&Storie