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Quei vini in anfora unici al mondo

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La loro storia imprenditoriale è ambientata nel futuro, precisamente nel 2025. Anche se in realtà affonda le radici nel secolo scorso. Perché l’uva raccolta quest’anno diventerà un ottimo vino tra sette anni almeno. Una visione di lungo periodo fatta di passione, pazienza, cura del dettaglio. Lo racconta Mateja Gravner, 45enne viticoltrice ed enologa, nata a Gorizia e oggi basata a Oslavia, sulle propaggini orientali del Collio. È qui che nasce una ribolla che ci invidia il mondo intero. Siamo nella zona vinicola a cavallo tra Italia e Slovenia, terra di confine e cuore nevralgico dell’eccellenza nel fare vini. L’azienda Gravner nasce nel 1901 col bisnonno. Oggi conta una decina di collaboratori, al lavoro su diciotto ettari di vigne, di cui quindici vitati a ribolla e pignolo, per una produzione tra le venticinquemila e le trentaquattromila bottiglie all’anno. «Ci siamo sempre chiesti: “perché dobbiamo accontentarci di un vino mediocre se possiamo puntare al meglio?”. E così abbiamo deciso di dare il massimo. Non raccontiamo perciò una storia qualsiasi, ma quello che siamo giorno dopo giorno. E lo facciamo anche online e sui social. Cerchiamo di essere autentici e empatici. E in fondo raccontiamo lo straordinario dell’ordinario», afferma Mateja, intervenuta pochi giorni fa al roadshow promosso da Registro.it “Piccole, Medie, Digitali”, nella tappa di Udine dedicata al digitale nel comparto vitivinicolo. Una storia imprenditoriale fatta di ricerca, studio, analisi quella della famiglia Gravner. E di una intuizione geniale. Josko, il papà di Mateja (nella foto in bianco e nero), decise di avviare la fermentazione del vino in anfore georgiane interrate, ciascuna con una capacità di milletrecento litri. È questa l’innovazione che respira di tradizione, ma che ci porta irrimediabilmente nel futuro. Così nel 2001 iniziò la vinificazione nelle grandi anfore in terracotta di origine caucasica provenienti dalla zona di Kakheti.

Oggi la storia di questa impresa familiare è raccontata su Gravner.it. Una narrazione temporale scandita anche dalle fasi lunari, che aprono la navigazione del sito. «Un tempo i contadini erano molto attenti all’influenza dei pianeti e della Luna. Controllavano sempre queste fasi prima di svolgere i lavori in campagna e in cantina per individuare il momento più propizio per intervenire. Ancora oggi il calendario delle lune ci permette di comprendere le giornate migliori per le pratiche agricole come potatura, semina, raccolto», precisa Mateja. Lo sguardo al cielo, l’occhio vigile sulla terra e il cuore che batte di passione per il proprio lavoro.

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

 

 

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