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Nei ricami di Chiara il mistero della seta di mare

Nel 2001 un giapponese le offrì per un suo arazzo due miliardi e mezzo.  Ma nel sistema di valori di Chiara Vigo il denaro non vale niente: «L’arte non si vende,  si dona e si conserva». Vigo, 64 enne di Sant’Antioco in Sardegna, una via di mezzo tra una sciamana e una scienziata, è l’ultimo Maestro del bisso, fibra preziosa tratta dalla pinna nobilis, conchiglione bivalve  lungo fino ad un metro e mezzo che produce una bava con cui si aggrappa al fondale, che pulita e trattata si trasforma in un seta preziosa  con cui si tessevano le vesti dei re. Un  suo ricamo del 1996 “Il leone delle donne” sarà esposto alla mostra Broken Nature, fulcro della 22esima Esposizione internazionale della Triennale di Milano che si apre il primo marzo fino a settembre.  Un altro ricamo, un’ape di oro e bisso costituirà il terzo premio del concorso internazionale indetto dalla Triennale che mette al centro il rapporto tra design, natura e sostenibilità ambientale. Un tema che Vigo, collaboratrice da anni del Max Planck di Berlino e del Dipartimento di Biologia Marina di Cagliari, conosce bene. «In passato lo sfruttamento intensivo ha rischiato di far estinguere la pinna nobilis, per estrarne la fibra l’animale veniva ucciso. Il protocollo di una pesca sostenibile che ho definito con l’università di Cagliari invece stabilisce quote massime: con 100 immersioni in un bacino di 2 ettari, senza far male all’animale, tagliando solo pochi centimetri di bava  si possono raccogliere 250 grammi di grezzo  che diventeranno 21 metri di filo ritorto all’anno. Non di più».

Poco e a che prezzo?
«Incommensurabile appunto. A meno che non lo si peschi di frodo, come capita purtroppo. Sono 20 anni che chiedo di istituire un’area marina protetta, perché non basta tutelare l’animale se poi è tutto un via vai di barche e di reti. Ma ora la vera preoccupazione è un bacillo che sta attaccando l’animale in tutto il Mediterraneo».

Lei continua a immergersi?
«Non ne ho bisogno, il bisso che mi ha lasciato mia nonna mi basta per 90 anni, andavamo insieme quando ero piccola mentre lei mi insegnava quest’arte antichissima. Ci sono 46 passi biblici in cui è citato il bisso. Ed è  provata una presenza ebraica a Sant’Antioco».

Quanto tempo ci vuole per un’opera finita?
«Dal materiale grezzo alla lavorazione per una tela di 12 per 15 anche 5 anni».

Lei è commendatore della repubblica, candidata come Patrimonio Immateriale dell’Umanità all’Unesco. Le sue opere sono al British Museum, al Louvre, in Vaticano, alla Sapienza, ma a Sant’Antioco da due anni il suo museo  è stato sfrattato dal Comune per irregolarità all’impianto elettrico.
«È così, da allora non è successo più nulla. Ora la mia collezione è in un piccolo spazio privato, ma posso accogliere solo poche persone».

Lei ha ricevuto la sapienza dell’arte del bisso da sua nonna. E dopo di lei?
«Io trasmetto la mia arte a chi è in grado di riceverla. Ma è come chiedere chi c’è dopo Michelangelo. Non sono una tessitrice, sono un Maestro d’arte».

Qual è il segreto del bisso?
«È una fibra che a seconda dei bagni con cui è trattata cambia colore, struttura, diventa molto resistente ed è sensibile anche a determinati suoni».

Quali suoni?
«È un segreto».
Ma poi Chiara Vigo emette una litania piena di risonanze e vibrazioni. E resta il dubbio: sciamana, artista o scienziata?

PAOLA RIZZI @paolarizzimanca

 

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