Libri

Uccidere con gusto nel regno degli chef

Libri/Hanna Lindberg

Che dietro il mondo doratissimo dell’alta cucina, con chef che oggi sono le nuove rockstar, ci potesse essere del marcio non è storia di oggi. Ne abbiamo la prova in questo romanzo di Hanna Lindberg dal titolo evocativo “Il gusto di uccidere” (Longanesi, p. 408, euro 17) con protagonista Solveig Berg, giornalista d’inchiesta di Stoccolma, sempre alla ricerca dello scoop, che racconta della rivalità di due chef stellati un tempo soci, ora nemici dichiarati mentre tra le sale e le cucine dei ristoranti di lusso della città avvengono delitti e intrighi.

Qual è il lato oscuro che c’è nell’alta cucina, talmente glamour che oggi ha conquistato tv, editoria, media?
«La cosa più terribile è che si tratta di un ambiente estremamente competitivo dove non puoi commettere un errore. Ci sono persone sono capaci di camminare sopra i cadaveri per farsi strada in questo mondo drogato di soldi, prestigio».

Che ricerche ha fatto?
«Molto approfondite e ho scoperto che in quanto ospite tu puoi passare la più bella serata della tua vita con cibo incredibile e dall’altro lato della cucina ci sono altre persone che stanno vivendo un incubo».

Che tipo di dinamica si crea?
«Una gerarchia molto rigida, come nell’esercito. Quando ho lavorato sotto copertura in una cucina mi hanno raccontato storie assurde. Un chef che aveva tagliato la carota nel modo sbagliato è stato trascinato fuori dal suo superiore, picchiato selvaggiamente e gettato per terra. In uno dei ristoranti più famosi di Stoccolma».

In trasmissioni tv come Masterchef i concorrenti vengono umiliati. Perché c’è questo gusto di uccidere, anche psicologicamente?
«Credo che sia un’eredità del passato dalla quale non ci si riesce a liberare. È uno stereotipo macho e infatti per le chef donne è difficilissimo emergere».

Il suicidio di Anthony Bourdain che cosa ci mostra di questo mondo?
«Quello che dicevo all’inizio: un certo livello c’è una competizione altissima. E se hai problemi di depressione questo può essere fatale».
ANTONELLA FIORI @aflowerinlife

 

Libri