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Rifiuti e affari illeciti 23 misure cautelari

Roma

ROMA  Da una parte c’erano ditte di artigiani, imprese edili e commerciali che riversavano rifiuti nel centro raccolta Ama di Mostacciano senza alcun controllo, eludendo i costi di smaltimento. Dall’altra c’era una famiglia di etnia rom che nello stesso centro si appropriava di tutti quei materiali che avevano un valore commerciale (batterie di auto, elettrodomestici, materiali pregiati e riciclabili) e li rivendeva a una società di Cisterna di Latina, la “Centro rottami s.r.l.”, facendo ottimi affari (52mila euro accertati dagli investigatori). In mezzo c’erano tre dipendenti Ama, addetti alla gestione dell’isola ecologica di Mostacciano, che in cambio di denaro garantivano l’accesso alle ditte e alla famiglia di “riciclatori” in cambio di denaro. Affari illeciti che procuravano danni ambientali e che hanno sottratto guadagni legali all’Ama per i materiali da riciclare.

È quanto emerso dall’indagine avviata dalla polizia locale di Roma nel 2017, a cui si sono poi aggiunti i carabinieri. L’inchiesta, è stata coordinata dalla Dda di Roma. Dieci persone sono finite ai domiciliari, altre 13 da ieri hanno l’obbligo di firma.

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