Spettacoli

«Cerco la vendetta per la morte di mio figlio»

Cinema/Un uomo tranquillo

ROMA «Cerco di conservare una striscia di civiltà in una terra selvaggia», dice l’integerrimo spazzaneve di Kehoe in Colorado quando gli consegnano il premio come miglior cittadino dell'anno. Lui, corpo possente ed espressione dolente di Liam Neeson, porta dentro di sé buio e dolore. Il dolore dell’uccisione di un figlio che lo ha reso feroce vendicatore.

Eccolo “Un uomo tranquillo” (dal 21 in sala) che dà il titolo al film di Hans Petter Moland che commenta: «Sono cresciuto amando i film di Billy Wilder. Ho amato la loro oscurità, il loro umorismo macabro e quel grande equilibrio tra le due cose. Così quando mi è stata offerta la possibilità di fare il remake di “In ordine di sparizione” mi sono buttato». 

Ma chi è quest'uomo per Liam Neeson? «Un uomo disperato - spiega - che sceglie la via della vendetta, ma non si rende conto della situazione in cui  si sta mettendo. Pensa di dare la caccia all’uomo che ha ucciso suo figlio, un potente boss della droga. In realtà, tutto degenera in un vortice di vendetta e violenza».

Così l’attore che giura di aver amato più di ogni cosa l’humor: «L’intero film  - dice - è avvolto da un umorismo diverso da quello americano, tagliente: si tratta di uomini presuntuosi che cadono uno dopo l'altro. Da spettatore capisci che la vendetta non è una buona strategia ma ti diverti a vederla applicare». Non ci resta che ridere, allora, tra le montagne di neve e il sangue. E stavolta Neeson non salva nessuno. Uccide e basta.

SILVIA DI PAOLA

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