Fatti&Storie

Latte, rabbia dei pastori "Bloccheremo le elezioni"

sardegna

La protesta dei pastori sardi per il crollo del prezzo del latte continua. Gli allevatori hanno bloccato a Porto Torres tir frigo, tra cui uno che trasportava carni provenienti dalla Francia, e hanno gettato il carico a terra. Gli allevatori hanno anche lanciato un ultimatum alle istituzioni: se non si troverà una soluzione in pochi giorni, bloccheranno i seggi in tutta l'isola per le elezioni regionali di domenica 24 febbraio, secondo quanto si legge sulla stampa locale. La protesta è stata interrotta dall'intervento di carabinieri e polizia in assetto anti sommossa e la situazione nel porto e' tornata alla normalità. 

La rabbia dei pastori. La protesta degli allevatori dura da alcuni giorni. Ieri la rabbia dei pastori si e' riversata sulle strade, per poi proseguire con due clamorose azioni: un "assalto" al caseificio Pinna di Thiesi (Sassari), una delle più grandi industrie del settore caseario sardo che esporta formaggi in tutto il mondo, e il blocco ai cancelli del centro sportivo del Cagliari, ad Assemini (a una ventina di chilometri dal capoluogo). I calciatori e l'allenatore Maran, in procinto di partire per Milano, sono stati bloccati e "invitati" a non giocare stasera con il Milan, in segno di solidarietà e per dare una grande visibilità alla protesta. 

Coldiretti.  "Non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all'ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori". E' quanto afferma la Coldiretti che chiede all'associazione degli industriali che rappresenta le industrie casearie di rendere pubblica a tutti i pastori della Sardegna la propria proposta contrattuale. "Il prezzo di circa 60 centesimi al litro - sostiene la Coldiretti - è una elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti presenti in Sardegna in cui si trova il 40% delle pecore allevate in Italia che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop)". Per la Coldiretti "la situazione è insostenibile. Siamo di fronte ad un cartello dell'industria con l'iperproduzione del 2018, che si basa su una scelta della trasformazione di lavorare Pecorino romano, non rispettando le quote produttive assegnate, e non si può scaricare completamente sul prezzo del latte alla stalla. Di questo non sono responsabili i pastori che non hanno prodotto un litro di latte in più, ma la trasformazione che ha deciso di produrre più Pecorino romano rispetto ad altri formaggi dell'anno precedente". 

Articoli Correlati
Fatti&Storie