Spettacoli

Con Marco Mengoni Sanremo fa la Hola

Sanremo 2019

SANREMO Anche la seconda lunga notte sanremese del trio Baudo-Raffaele-Bisio è andata, con riesibizione dei primi 12 sfidanti dei 24 cantanti in gara in questa 69esima edizione del Festival. La classifica parziale della sala stampa vede in zona alta Daniele Silvestri, Arisa, Achille Lauro, Loredana Bertè.
In zona gialla, cioè metà classifica, gli Ex Otago, Il Volo, Ghemon, Paola Turci.
Zona rossa per Federica Carta e Shade, Nek, Negrita, Einar.

Ma non la pensano così i più giovani. Il voto della Giuria degli “stonat” di Casa Sanremo, ovvero quella degli adolescenti, vede appaiati in testa il duo Carta/Shade e quello Silvestri Rancore, entrambi con il 22,37% dei consensi. Il Volo si classifica al terzo posto con il 13,16%. Tra i 12 in gara ieri, gli ultimi due posti sono stati assegnati ai Negrita e a Paola Turci.   La giuria è composta da 170 ragazzi di tutte le regioni italiane, tra gli 11 e i 22 anni, coordinati da Radioimmaginaria, la prima web radio in Europa fatta, diretta e condotta da adolescenti, che da anni è presente nella Città dei fiori, durante la settimana del Festival, per raccontare la kermesse dal punto di vista dei ragazzi.

AUDIENCE: IL FESTIVAL TIENE
È stato di 9 milioni e 144mila spettatori, con share del 47,3%, l'ascolto medio ieri su Rai1. Risultato in linea con quello dell'omologa serata del 2018 (share medio fu del 47,7% e gli spettatori 9 milioni 687mila).  Il Festival quindi 'tiene', il calo fisiologico del mercoledi', divenuto nel tempo quasi una 'costante' al Festival, e' stato molto contenuto. Lo scorso anno il calo dalla prima prima alla seconda serata era stato 5,4 punti, mentre quest'anno e' del 2,2%.
Il picchi d’ascolto sono stati raggiunti, in termini di telespettatori alle 21.49 (con 14.260.000 persone incollate alla tv) durante il duetto Mannoia-Baglioni, mentre il picco di share è stato del 54,4% alle 0.22 durante lo sketch di Pio e Amedeo.

 

LA LUNGA NOTTE DELL'ARISTON
Si accende di rosso stasera il palco dell’Ariston che pare di stare a X Factor. Ma ecco Baglioni che, in solitaria, scende dal trampolino-scala di questo 69° Festival. Elegantissimo, capitan-sagrestano Claudio fa quel che gli riesce meglio: cantare “Noi no”, per coreografia ballerini armati di rose bianche, che gli marciano intorno come soldatini della pace però. Perché questo, come ribadisce subito Claudio1 “vuol essere il festival dell’armonia”. Così, filosofeggiando, introduce (da buon francescano) i suoi “fratello Sole e Sorella Luna”, ovvero la Raffaele e Bisio.  Poi, solite gag tra i due presentatori, litania del regolamento e l’elenco dei 12 sfidanti, a mo’ di squadra di calcio allo stadio e relativa ola del pubblico, soprattutto al nome de I Volo (dati per vincenti sin dalla vigilia).

Finalmente si parte alle 21.06 in punto con Achille Lauro che irrompe con la sua ritmata “Rolls Royce” che qualcuno ha già accusato di plagio, paragonandola addirittura a “1979” degli Smashing Pumpkins. Segue Einar con la nostalgica (e già vecchia, a dispetto della giovane età del cantante ex Amici) “Parole nuove”. Dopo la demenziale lezioncina di Claudio2 a Claudio1 sulla punteggiatura sonora, tra sputacchi e smorfie, accennando “Signora Lia”, “Porta Portese”, “Tu come stai”, pubblicizzando il cofanetto di Baglioni appena uscito, una pausa ci vuole prima di passare al prossimo cantante in programma. 

Voilà I Volo con “Musica che resta” (la firma di Gianna Nannini è garanzia) osannati dal pubblico in sala. Poi la leggerezza (e qui Baglioni s’inceppa) di un’elegante Arisa che con “Mi sento bene” è già un tormentone.  Osanna Arisa, dall’alto di Sanremo!

E finalmente il primo ospite: Fiorella Mannoia a scaldare un po’ il Festival dell’armonia piatta con la sua nuova canzone “Il peso del coraggio” e soprattutto con l’evergreen “Quello che le donne non dicono” (pezzo scritto da Ruggeri e Schiavone che vinse il premio della Critica a Sanremo nel 1987) accompagnata alla chitarra da Claudione.  Tu chiamale se vuoi Emozioni, en passant! Le cose belle, si sa, durano poco, e via, si ripiomba nel grigiore della litania grazie a “Mi farò trovare pronto” by Nek. 

Poi tocca a Baglioni riprendere in mano il palco col suo pianoforte a coda, in poltronissima elettronicamente assistito dalla Raffaele che si concede canzoncina e balletto introducendo super-Pippo. Tutti in piedi all’Ariston arriva un monumento che ha fatto la storia della televisione oltre che di Sanremo. Il venerando Pippo, scopritore di molti talenti su questo palco, non sfigura davvero. Anzi. Sempre elegante, il “vecchio saggio” fa giusto una comparsata perché Virginia, canticchiando e danzando, se lo porta via subito, prima che possa prendere in mano la situazione.

Va be’. Ma una perla arriva: “Argento vivo” by Daniele Silvestri, con il giovane rapper Rancore a riportare la canzone degnamente al centro. 
Un po’ d’allegria la porta Michelle Hunziker, sempre spumeggiante, che fa risalire le quotazioni di un fin qui troppo spento Bisio.  La bella e brava signora della tv diverte e fa divertire, ballando e cantando, come fosse al varietà. Un po' di cabaret, stile Zelig (loro ne sanno qualcosa) con tema: la lega dell'amore. Un messaggio chiaro, in netta contrapposizione all'attuale situazione politica. E vai col tango su tacco a spillo 12 o su di lì! Poi la bionda dà man forte a Virginia nella presentazione degli Ex Otago: “Solo una canzone” è un bel motivetto, molto sanremese soprattutto nel ritornello.

E dopo il trio in stile “Famiglia Addams” tocca al terzo ospite che Sanremo l’ha vinto: Marco Mengoni (che voce!) con il mitico Tom Walker e un pezzo “Hola”, per metà in italiano e per metà in inglese, estratto dal nuovo album del carismatico cantante di Ronciglione. Ed è standing ovation meritatissima. La magia continua con Mengoni che accenna a “L’Essenziale” per arrivare poi, accompagnato da Baglioni al piano, indietro nel tempo fino al classico Battisti-Mogol “Emozioni”. Da brividi. 

Ma torniamo sulla terra: arriva Ghemon con le sue spinose “Rose viola” che fanno male, con quel sound che culla l’anima. La gara continua con la grinta di una rinata Loredana Bertè: “Cosa ti aspetti da me” funziona, perché pare tagliata su misura per uno spirito ribelle come la cantautrice dai capelli turchini. Tanti applausi per lei. E il testimone passa a Paola Turci con “L’ultimo ostacolo”. Interessante, nonostante la voce non sia al top.

Un po’ d’allegria? Virginia di rosso vestita  che fa la Carmen di Bizet, scherzando con l’orchestra, fischiettando e improvvisando, visto che lo spartito è muto.  Quando fa il suo mestiere, l’imitatrice, è irresistibile.
E dopo stasera salgono le quotazioni della coppia Federica Carta e Shade: “Senza farlo a posta” è il classico pezzo che andrà fortissimo (anzi già va) tra i giovanissimi. Perché a loro parla e con la loro lingua, nel loro gergo. Attenzione a questi due!

Gara finita? Sì, per stasera. Ma la serata è ancora lunga. E ritorna Pippo nazionale sul palco, ricordando uno dei festival più mosci della storia (parole sue). Era il 1985 e, guarda caso, presentava lui. Tutti in playback. Tutti. Tranne Baglioni, premiato con Questo piccolo grande amore, canzone d’amore del secolo. Claudio non va a tempo con l’orchestra ma riesce ad emozionare. Pio e Amedeo, dopo mezzanotte, fanno sorridere il pubblico. Ma due comici (sempre se vogliamo annoverarli nella schiera) dovrebbero avere una spalla più sciolta del cantautore. Alla fine riescono anche a strappare un applauso grande così, citando Uomini persi (ancora Baglioni, ancora 85…) e ricordando che, sì, siamo stati tutti bambini e che, piaccia o meno, siamo tutti uguali.

A chiudere, troppo tardi, la magia di Riccardo Cocciante dapprima assieme a Giò di Tonno, Vittorio Matteucci e Graziano Galatone in Bella e poi al doppio pianoforte nell’immortale Margherita. La seconda serata, lunga quanto la prima ha convinto un po' di più. Se non altro per la sua fluidità e la maggiore tranquillità della coppia Bisio-Raffaele. Ma la parte da leone, lo dicono i dati, l'hanno fatta ancora una volta gli ospiti.

 

ORIETTA CICCHINELLI

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