Spettacoli

Una Turandot tra Roma e Pechino

Turandot Plini Argentina

ROMA «Turandot è favola nera, fatta di sangue, teste tagliate, vendette e paure». Parola di Marco Plini. Il regista si confronta con la tradizione dell’Opera di Pechino nella rivisitazione del classico pucciniano che sarà in scena fino a domenica all’Argentina.

La pièce è un sottile gioco di specchi tra due mondi lontanissimi, ma reciprocamente calamitati l’uno dall’altro, perché entrambi eredi di civiltà antiche, sofisticate e misteriose. Da una parte la raffinata arte attoriale dell’Opera di Pechino, dall’altra lo sguardo prospettico d’invenzione tutta italiana e il gusto visionario.

«Il fascino dell’Opera di Pechino è il fascino di una bellissima favola per bambini animata da imperatori, principi e principesse tutti molto rispettosi dei loro ruoli – spiega Plini – È così che l’ho approcciata, nel rispetto di un teatro secolare che porta sul palcoscenico un’antropologia viva, con la soggezione del novizio invitato a partecipare a un rito antico e misterioso. Turandot nasce da questo rispetto, da questa curiosità e da questo mistero».

«Ho immaginato – continua il regista – di portare il pubblico europeo a entrare in un sogno bellissimo e colorato che non possiamo capire fino in fondo, ma le cui immagini ci attraggono e risucchiano in un vortice di colori brillanti e suoni rumorosissimi, che man mano prendono senso, un senso profondo, atavico, che ci colpisce nel profondo ma a cui non riusciamo a dare un nome. Come i principi che si recano a palazzo per cercare di risolvere gli enigmi nella speranza di poter sposare la principessa di incomparabile bellezza, restiamo stregati da un’immagine che incanta».

Biglietteria: infotel. 06.684.000.311/314 e su www.teatrodiroma.net
Biglietti: da 40€ a 13 €

 

ORIETTA CICCHINELLI

 

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