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«Il cartellone antiaborto via dalla Mangiagalli»

Milano

intervista «Sono assolutamente tranquilla. E convinta che quel cartellone davanti a un ospedale dove si pratica l’interruzione di gravidanza non possa stare». Così la dottoressa Alessandra Kustermann, ginecologa, responsabile Pronto soccorso e accettazione ostetrico e ginecologica, Svsed (Soccorso violenza sessuale e domestica) del Policlinico, risponde sulla querelle nata dal cartellone antiabortista affisso delle associazioni “Ora et labora” e “Pro Vita”, ora coperto. 

Dottoressa, è preoccupata per la querela annunciata? 
Sono indignata, ma non spaventata, perché io quel cartellone non l’ho toccato. Inoltre, non è stato danneggiato, solo coperto, quindi non c’è alcun appiglio legale. Ma non mi tiro indietro: quel cartellone lì non può starci. Si figuri se una madre che deve abortire perché ha un feto malformato, deve trovarsi un cartello che la fa sentire ancora peggio!

Gli antiabortisti sostengono di aver pagato 1800 euro per l’affissione e, soprattutto, di aver ottenuto l’autorizzazione preventiva del Comune.
Non è così: il cartellone è affisso a un palo della luce che appartiene a A2a, la quale, a sua volta, è di proprietà dei comuni di Milano e Brescia. Quindi non è stato Palazzo Marino a dare l’ok. Mi aspetto però che il Comune lo faccia rimuovere, perché c’è una responsabilità oggettiva. Come è già accaduto a Roma in un caso simile. 

A muovere la denuncia è stato Giorgio Celsi di “Ora et labora”, un infermiere del suo ospedale? 
Per fortuna non lavora qui, ma sono anni che ci dà il tormento. Andrea Sparaciari

 

I "PRO VITA" ASSURANO: «ANDREMO AVANTI»
«Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, e sarà coraggioso perché tu lo sei». È lo slogan del cartellone affisso nel weekend davanti alla clinica Mangiagalli dalle associazioni antiabortiste “Ora et Labora” e “Pro vita” (vicina a Forza Nuova). Cartellone che domenica è stato coperto, scatenando le ire degli ultracattolici, i quali hanno annunciato querela nei confronti della ginecologa Kustermann e un esposto contro di lei all’Ordine dei medici. «Lamentiamo che sia stata lesa la libertà di espressione e anche un danno economico, perché abbiamo pagato 1.800 euro per l’affissione», ha detto ieri Giorgio Celsi di “Ora et labora”. «Ben venga il turbamento» delle donne, continua Celsi, che promette di proseguire con le «veglie di preghiera» davanti alla Mangiagalli. 

 

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