Spettacoli

«Dostoevskij è attuale oggi più che mai»

Glauco Mauri Roberto Sturno I fratelli Karamazov

ROMA A quasi 90 anni, Glauco Mauri è uno dei grandi decani del teatro italiano e, insieme a Roberto Sturno, da stasera al 17 febbraio, è protagonista dell’attesissimo I fratelli Karamazov all’Eliseo.

A 66 anni di distanza dalla prima volta, cos’è cambiato nel suo modo di approcciare a quest’opera?
«Al di là di questa singola circostanza, direi, più in generale, che a quei tempi recitavo i miei personaggi, oggi invece li interpreto, cioè ci metto dentro il mio vissuto, tutta l’esperienza accumulata».

Lei che non è nuovo all’impresa, quanto è difficile adattare un romanzo di Dostoevskij?
«Molto, è una tavolozza di colori umani praticamente infinita. Però è anche uno stimolo inesauribile, perché è stato un maestro di vita unico. Mi ha insegnato la cosa più importante che io abbia appreso: bisogna saper comprendersi e comprendere gli altri, prima di tutto. E questo suo messaggio è quanto mai attuale».

Da consumato attore di classici, quale crede sia la peculiarità che li ha resi tali e imprescindibili per il teatro di ogni epoca?
«Penso sia soprattutto una questione di saper centrare gli interrogativi giusti, quelli che caratterizzano la vita degli uomini dalla loro comparsa sulla terra fino a oggi. Pensiamo a Sofocle: 2000 anni ed è ancora irrinunciabile. Questo non vuol dire, naturalmente, che non si debba dare spazio alla produzione dei contemporanei».

 

 

DOMENICO PARIS

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