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Olio, crolla la produzione Unaprol chiede più qualità

Olio

ROMA La campagna olivicola 2018 ha fatto registrare un calo record della produzione del 50% concentrato nel sud Italia, con il picco in Puglia, regione chiave per il settore, che ha chiuso con un drammatico -65%. E’ quanto è emerso oggi nel corso del workshop “Olio extravergine italiano, le strategie per rilanciare il settore”, promosso da Unaprol – Consorzio olivicolo italiano, e che si è tenuto questa mattina a Roma.

A mettere in ginocchio il comparto sono state soprattutto le gelate dello scorso inverno che hanno compromesso 25 milioni di ulivi in aree vocate, aggravate dal susseguirsi di eventi atmosferici estremi, proprio nel periodo della raccolta, tra ottobre e novembre, con conseguente calo della produzione, milioni di giornate lavorative perse ed effetti disastrosi su paesaggio e ambiente. Per la prima volta, la produzione spagnola stimata in 1,6 miliardi di kg è superiore di oltre 8 volte rispetto a quella italiana (190mila tonnellate) che potrebbe essere addirittura sorpassata dalla Grecia e dal Marocco.

«L’importante proposta che lanciamo oggi è quella di una nuova classificazione dell’olio extravergine che sia più aderente rispetto alla domanda che arriva dal mercato. E’ sempre più raro, infatti, che si chieda olio EVO con un livello di acidità superiore allo 0,5% – spiega David Granieri, presidente Unaprol – Restringere la forchetta significa non solo aumentare qualità e trasparenza ma anche poter contrastare in maniera più efficace frodi e imbrogli nella zona di confine. Per l’Italia la sfida del futuro passa per un aumento della produzione ma soprattutto bisogna puntare su qualità e distintività perché disponiamo di un patrimonio unico per biodiversità».

 

Con il crollo dei raccolti, le importazioni sono destinate a superare abbondantemente il mezzo miliardo di chili con il risultato che sul mercato nazionale più di 2 bottiglie di olio di oliva su 3 conterranno prodotto straniero. Non solo calo record di produzione, cambiamenti climatici e contraffazioni, anche altri fattori stanno incidendo sullo stato di salute delle aziende olivicole italiane, molte a rischio chiusura senza lo stanziamento di specifici fondi per il settore da parte del governo, non previsti nella Legge di Stabilità 2019. Tra le criticità più rilevanti c’è la Xylella fastidiosa che ha provocato danni in Puglia per 1,2 miliardi di euro.

 

 

 

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