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«Sono femminista e ho giocato con la Barbie»

Libri/Giulia Blasi

MILANO Qual è l’importanza del femminismo per le giovani generazioni? Ne parla Giulia Blasi, giovane, agguerrita femminista nel suo ultimo “Manuale per ragazze rivoluzionarie” (Rizzoli, p. 302, euro 18). Con lei, a proposito del mito di una femminilità basata sul culto del corpo distorto dai media, parliamo di Barbie, all’anagrafe Barbara Millicent Roberts, nata il 9 marzo 1959 e che quest’anno compie 60 anni. 

Giulia Blasi, con le sue idee contro i modelli patriarcali di una donna schiava di un’immagine stereotipata, ha mai giocato con Barbie? 
«Sì! Io sono nata nel ‘72 e Barbie era la bambola che bisognava avere allora». 

Era un modello? 
«Per niente. Non era un oggetto di reverenza. La prima cosa che facevo quando mi arrivava la Barbie nuova era toglierle il vestito che aveva addosso». 

Nel suo libro si parla molto del corpo delle donne. Barbie è stata accusata di istigare all’anoressia… 
«Io sulla Barbie non ho mai proiettato un modello sbagliato di corpo. Si vedeva che non poteva essere vera! I miei problemi sono arrivati nell’adolescenza quando ho capito che il mio corpo era inadeguato rispetto a quello delle ragazze fast-food di Drive in, formose o ai modelli di donna ancella e gregaria che piaceva ai paninari, scelte dal capobranco». 

Molte femministe si sono scagliate contro versioni di Barbie come quella a dieta. 
«Non è colpa della bambola in sé ma l’averla connotata in questo modo. Io assegnavo a Barbie ruoli che non avevano niente a che fare con quelli che le erano scritti da Mattel sulla scatola. Barbie era un personaggio che animavo con le mie fantasie…». 

Non ha mai avuto la tentazione di diventare Barbie? 
«No, semmai ho usato Barbie per diventare protagonista di qualcos’altro». 

ANTONELLA FIORI

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