Opinioni

Caracas, il nuovo e l'anticaglia del potere

Maurizio Guandalini

El pueblo unido jamàs serà vencido. Canzone degli Inti-Illimani. La copertina del 33 giri. Sfondo nero con scritto Viva il Chile. Guardi il Venezuela e ti chiedi perché. Senza andare al patriota rivoluzionario Simon Bolivar, l’autodeterminazione dei popoli è passata prima da sinistra. In America Latina più che altrove. Salvo svoltare a destra. Per disperazione. Gli autoproclamati socialisti, senza leggere Marx, hanno usato il potere. E intascato denaro. Fin che l’ideologia regge, slogan, adunate folcloristiche alla Chavez, si va avanti. Poi, povertà, criminalità, malattie, disperazione, legano alle responsabilità. All’aver trascurato un popolo. Le sue speranze. L’averci comunque creduto. Tra il giovane e sorridente Guaidò, che arriva nelle piazze in moto, somigliante al bello Trudeau, premier del Canada, e il bolso Maduro, in divisa militare, baffoni da paulista e col capello tinto nero lucido da scarpe, mille volte il primo. Anche solo per l’estetica. Che scaccia l’anticaglia dell’uomo in divisa.
Non serve distillare le sfumature di fede politica. Quando è perso il contatto con la nazione non c’è rivendicazione rivoluzionaria che regga. E vale per paesi come il Brasile che hanno fatto scelte estreme come quella di insediare Bolsonaro, un ex paracadutista, capitano dell’esercito dai metodi dittatoriali. Il popolo si è sentito tradito da Lula, ex sindacalista, che ha usato lo Stato per arricchirsi. Nulla di nuovo. I cicli della storia sono lunghi. E si ripetono. Con etichette camouflage. Altri modelli sono possibili. L’Uruguay elesse il presidente più povero al mondo. José Mujica, ex guerrigliero. La sobrietà era il suo stile. Pochi denari ogni mese, viaggiava su uno scassato maggiolone e abitava in una casetta alla periferia di Montevideo. La gente lo amava non perché rosso o nero, peronista o nazionalista, ma semplicemente perché era uno di loro. Quasi l’incarnazione del potere che rinuncia a sé stesso. Che fu il motivo di contrasto tra due rivoluzionari doc: Castro il politico e Guevara l’idealista.

MAURIZIO GUANDALINI

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