Spettacoli

«Un rapper non si fa nei salotti tv»

Cor Veleno

ROMA «Primo è parte della nostra vita. È famiglia. Non se n’è mai andato: la potenza delle sue canzoni e l’energia che ha sempre dedicato al rap fanno ancora parte di noi». Così Grandi Numeri e DJ Squarta per ricordare Primo Brown, il rapper romano con cui hanno condiviso l’esperienza dei Cor Veleno, fino alla sua prematura scomparsa nel 2016. A Primo è dedicato Lo spirito che suona, album uscito a ottobre che la band presenterà il 5 aprile agli ex Magazzini.

Grandi Numeri, come nasce il disco?
«È il frutto di alcune registrazioni che avevamo iniziato prima della malattia di Primo, dell’evento tutto esaurito a lui dedicato all’Atlantico 3 anni fa e dell’affetto che i nostri fan e colleghi ci hanno testimoniato. È un disco agli antipodi rispetto a progetti che amano l’effetto amarcord/dolce nostalgia. Si tratta di un nuovo album dei Cor Veleno nella nostra formazione storica, ancora una volta».

Cosa vi ha lasciato Primo?
«La forza dell’autenticità. Nessuno come lui ha fatto passare meglio il concetto dell’essere se stessi, aderenti al vero in tutto e per tutto. Ma senza farla diventare mai una missione e in un mondo di talenti costruiti a tavolino non è facile. Ho letto che alcuni artisti rap e sostenitori vorrebbero che il comune di Roma gli intitolasse una via. Sarebbe bello, direi concreto per una persona di una sensibilità unica che ha dato dato tanto alla musica, ricevendo meno di quanto avrebbe dovuto».

Siete nati nei primi Anni ‘90: come è cambiata la scena rap nel nostro paese?
Essenzialmente in meglio, visto che chi produce e promuove il genere oggi, investe tempo e soldi. Ma ne vale la pena. Un rapper che esce dal basso e non dagli standard dei salotti tv avrà il rispetto di tutta la scena, vedi Salmo, Mezzosangue, Coez e Gemitaiz, per esempio».

Avete punti in comune con la trap?
«Puoi chiamare e definire un genere come vuoi, ma il modo in cui ci approcciamo alla musica è universale per noi, ed esistono molti nuovi artisti capaci di far canzoni che “spaccano”. La Trap, è qualcosa che riguarda gli addetti ai lavori. Per noi è sempre rap. A volte fatto benissimo, a volte per niente».

 

 

STEFANO MILIONI

 

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