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Abbandonare tutto e ritrovare l'immaginazione

Libri/Matteo Cerami

INTERVISTA Antonio Capace è un giovane benestante che vive nel centro di Roma grazie alla rendita del padre scrittore, atteggiandosi a intellettuale. Un giorno decide di scrivere una lettera al suo consulente finanziario per disfarsi dei suoi beni: conti in banca, buoni del tesoro, azioni. Sono le ultime volontà di un suicida? Le parole di un fuggitivo? O è un modo per ritrovare se stesso? È questo il tema del romanzo di Matteo Cerami “Le cause innocenti”, (Garzanti, p. 140 euro 18: il romanzo verrà presentato a Milano il 25 febbraio presso la libreria Verso di Corso di Porta Ticinese alle 19), storia di un uomo che ha collezionato solo fallimenti nella vita, a danno suo e di chiunque abbia incontrato per strada. E che giunto a un punto morto ripercorre la sua esistenza per capire cosa lo ha portato sull’orlo del baratro.

Cosa muove Antonio a compiere il gesto di abbandonare tutto?
«Il bisogno disperato di trovare un modo per sottrarsi a un’insopportabile narrazione di cui si sente prigioniero e che ci soffoca tutti oggigiorno, fatta di parole vuote, false e brutali, ma anche di tragedie vere e proprie, nella speranza di liberarsi dalla sua tirannia e riacquisire piena autonomia di percezione e di giudizio, anche a costo di perdere tutto il resto».

Qual è a suo avviso la ricetta per avvicinarsi alle cose autentiche della vita? 
Bisognerebbe smettere di lamentarsi, che è solo un’altra forma di vanità, di infantilismo. E ritrovare il piacere dell’immaginazione. È il furto più grave che la mia generazione abbia subito. La fantasia ha perso ogni valore. È diventata irrilevante rispetto a tutto il resto. E ha lasciato un vuoto.

Il vuoto coinvolge più i giovani o gli anziani, gli uomini o le donne?
Coinvolge tutti coloro che per estrazione sociale hanno una cultura meno solida e un rapporto fragile e complicato con il proprio passato. Ma ricade sull’intera società.

Che importanza hanno oggi la famiglia e la scuola nel restituirci certi valori e darci speranza?
Sono le uniche fonti di fantasia su cui un ragazzo può contare. Rappresentano l’amore per l’uomo e l’amore per la conoscenza, in altre parole la cultura, che è la sola discriminante capace di creare identità. Per riempire il vuoto basterebbe riconoscere loro questo immenso potere, invece di umiliarle in nome della professione e del consumo sfrenato.

ANTONELLA FIORI

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