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Rimborsopoli, per Cota "troppi gli scontrini sbagliati"

TORINO

REGIONE Incontri al bar, cene, regali natalizi, penne, foulard, cravatte e anche bermuda verdi. C’è un po’ di tutto nelle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello che per la rimborsopoli degli ex consiglieri del Piemonte condanna 25 persone tra cui l’ex governatore Roberto Cota e l’attuale capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. Nelle 400 pagine di motivazioni depositate - che ribaltano la decisione del primo grado - si legge come i giudici reputassero alcune delle spese messe a rimborso da Molinari, condannato a 11 mesi per un peculato di 1.241 euro, già coperte poiché «percepiva mediamente tra gli oltre 4 mila ed i 7 mila euro al mese tra gettoni di presenza e rimborsi spese forfettari o per missioni, emolumenti che già largamente coprivano tutte le spese inerenti all’esercizio della sua funzione». 
Per Cota, invece, risalta fuori il caso dei bermuda verdi, acquistati a Boston e rimborsati: «Non si vede come possa ritenersi erronea la presentazione di uno scontrino per l’acquisto di un capo di abbigliamento avvenuto addirittura dagli Stati Uniti per poi inserirlo - dopo volo transoceanico - nella cartellina dei rimborsi». 
«L’elevata frequenza di scontrini non inerenti di cui si afferma la presentazione erronea in buona fede - sottolinea inoltre la Corte d’Appello in riferimento a Cota - è con tutta evidenza logicamente non credibile». Cristina Palazzo

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