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Leggere libri ai figli è il più grande stimolo cognitivo

CULTURA

ROMA Trasmettere ai bambini l’amore per la lettura fin da piccoli è una pratica fondamentale per il loro corretto sviluppo cognitivo e comportamentale oltre che sociale e linguistico, anche se non è sempre facile vincere tra tutte le distrazioni tecnologiche oggi disponibili. Secondo uno studio di Save The Children, il 48% dei minori tra i 6 e i 17 anni non ha letto neanche un libro, se non quelli scolastici, nell’anno precedente. I libri aiutano i bambini ad acquisire competenze e strategie per affrontare la realtà quotidiana, li predispongono a metersi nei panni degli altri, per capire le ragioni altrui,  e li preparano ad affrontare le difficoltà della vita quando saranno grandi. La lettura è uno strumento di conoscenza. Storia dopo storia, fiaba dopo fiaba i piccoli osservano come muoversi per affrontare la vita, per non farsi cogliere impreparati. Come fare quindi a invogliarli?
Intanto, secondo gli esperti, leggere libri ai propri figli quando sono piccolissimi, dà loro un vantaggio linguistico di otto mesi. Che potrebbero forse sembrare pochi, ma non lo sono soprattutto se tarati su piccoli con meno di cinque anni. Lo rivela una ricerca della Newcastle University's School of Education, guidata da James Law, professore di scienze del linguaggio.

Il team di esperti ha scoperto che  la capacità  di comprendere le informazioni crescono  positivamente quando i bambini in età prescolare leggono con qualcuno che si prende cura di loro.
Per la ricerca è stata effettuata una revisione sistematica degli studi con interventi di lettura degli ultimi 40 anni, in cui si utilizzavano sia libri che e-readers e in cui la lettura è stata effettuata con un genitore o qualcuno che si occupava dei piccoli. La revisione ha mostrato che i bambini socialmente svantaggiati hanno avuto un beneficio leggermente maggiore rispetto ad altri.
«Sapevamo già che leggere con i bimbi offre dei vantaggi per il loro sviluppo e le prestazioni accademiche successive-ha spiegato il professor Law - ma gli otto mesi di vantaggio di questa revisione sono risultati sorprendenti. Otto mesi sono una grande differenza nelle competenze linguistiche quando si guarda a bambini sotto i cinque anni di età». L'età media dei bimbi coinvolti nei 16 studi inclusi nella revisione era di 39 mesi e le ricerche sono state condotte negli Stati Uniti, in Sudafrica, in Canada, in Israele e in Cina.

VALERIA BOBBI

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