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"Anch’io sono stata una richiedente asilo"

Milano

MILANO «Io lo so, io sono stata una clandestina con le carte false, una richiedente asilo. Lo so che cosa vuol dire essere nella terra di nessuno quando nessuno ti vuole. Io lo so quando si ergono muri e le frontiere sono chiuse. Io lo so, ma come faccio a gridarlo a chi erge i muri e a chi non lo capisce? Io lo so cosa vuol dire quando ti viene rifiutata la richiesta di asilo». Sono le parole pronunciate martedì dalla senatrice a vita Liliana Segre davanti a centinaia di ragazzi delle scuole milanesi al Teatro alla Scala, durante l’incontro organizzato per le celebrazioni della Giornata della Memoria. Accolta da un’ovazione, la senatrice  ha raccontato il suo viaggio nel vagone piombato verso Auschwitz:  «Che cosa c’è dentro un vagone? Non c’è luce, non c’è acqua. Ci sono un po’ di paglia e un secchio... Un secchio immondo. Io non parlo del secchio, ma di chi ce l’ha messo quel secchio, di chi ha obbligato con la persecuzione a ridurre delle persone a pezzi destinati alla morte. Quaranta  o cinquanta  persone che avevano diritto a un secchio. Era inverno... cosa c'era in quel vagone? Un odore immondo di urina, di escrementi, di sudore, di paura. Odio, razzismo, la decisione che un popolo è più importante di un altro, che c’è una razza… non ci sono razze, ci sono gli uomini, c’è solo una razza: quella umana». Ha poi raccontato di quando a 8 anni venne espulsa dalla scuola elementare per le leggi razziali, sottolineando l’indifferenza di compagni di classe e della cittadinanza e lodando le «poche persone che fecero la scelta» di aiutare i fuggitivi. Segre ha infine ricordato le nuove 30 Pietre d’inciampo che verranno poste a Milano per ricordare quanti non hanno una tomba. Le prime sei sono state posate nel 2017, seguite da altre 26 nel 2018. La prima ad essere messa fu quella di Alberto Segre, padre della senatrice. 

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