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«Io, conduttore di strada anche se non sembra »

Intervista a Costantino

MILANO Lo avevamo lasciato alla guida dell’adventure game “Pechino Express”. Lo ritroviamo ora in “Apri e Vinci” in onda, sempre su RaiDue, dal lunedì al venerdì alle 16,45 e la domenica alle 20, prodotto da Stand by Me. E proprio come per “Pechino”, anche stavolta gli ascolti lo  premiano con un +2% rispetto alla media oraria della rete Rai. Insomma: Costantino Della Gherardesca è una certezza. Piace. Stavolta se ne va a spasso per l’Italia a citofonare per un “quiz on the road” che mette in palio fino a 2500 euro in gettoni d’oro.

Da “Pechino Express”, “Le spose di Costantino” e “Secondo Costa” in giro per il mondo ad “Apri e Vinci”, in giro per le case italiane. Costantino, non ce la fa proprio a stare fermo?
«Mi scusi,  ho appena finito di mangiare un panino con burro e marmellata e mi sento molto in colpa... Dunque: i programmi in esterna sono la mia cifra. Quelli in studio sono molto più “sintetici”, sfalsati tra pubblico e telecamere. Entrando nei Paesi o nelle case degli altri le persone si sentono più a loro agio».

Lei si sente sempre a suo agio?
«Sì, anche perché offro soldi e quindi sono sempre bene accolto».

Un conduttore di strada...
«Esattamente, anche se vedendomi non si direbbe. Mi vesto casual per comodità e per muovermi senza farmi venire il mal di schiena».

A proposito di mal di schiena, qual è il suo rapporto con il fisico?
«Sono dimagrito molto per l’apnea del sonno di cui soffro. Però senza la panza la schiena fa meno male. Mi sono tolto le tonsille che erano enormi: molto più doloroso di quando mi sono operato per due ernie. Non bevo, mangio meno, prendo i sonniferi la sera e fumo le sigarette».

È  ipocondriaco?
«Mio padre è morto di cancro all’intestino e io faccio regolarmente la colonscopia. Se qualcuno che conosco fuma e ha problemi, mi faccio vedere dal medico. Faccio le analisi complete del sangue 2/3 volte l’anno».

Lei è un discendente del conte Ugolino...
«Ho 8 nipotini di cui 2 austriaci: dice che potrei mangiarli?»

Non so, dica lei.
«La nobiltà oggi non conta più. I veri  nobili sono quelli che hanno i soldi. Ho capito sin da bambino che la casta nobiliare è anacronistica. Ho due nonne milanesi e io, pur essendo nato a Roma e avendo vissuto in Toscana, sono a Milano e qui ho rimesso le mie radici. Come le mie nonne ebree».

Che rapporto ha con la religione?
«Ho studiato filosofia in Gran Bretagna dove regna il pensiero di Bertrand Russell. La religione va rispettata ma io credo solo alla scienza».

Mai vissuto un momento in cui le sarebbe piaciuto credere in qualcosa?
«Mi è capitato con la religione musulmana, ascoltando i canti dei muezzin. Le persone che credono hanno questo aspetto mistico e poetico che la mia vita materialistica non ha».

Si sente solo?
«Ci sono abituato, fin dal collegio. Ma è una scelta. Mi piacerebbe una vita scandita in base ai miei interessi. Una vita da pensionato, insomma».

Adesso si andrà in pensione solo dopo aver raggiunto “quota 100”...
«Non me ne parli! Ho 41 anni e lavoro da 16. Dramma».

Radio, tv, giornali. So che bolle in pentola qualcosa per il teatro.
«Mart Crowley ha scritto “The boys in the band” su un gruppo di omosessuali nella New York anni 60/70. William Friedkin ne ha fatto un film. Ora Giorgio Bozzo ha deciso di produrre lo spettacolo teatrale e io ne curo la traduzione. Debutterà in primavera a Milano ma non salirò sul palco».

Perché?
«Impossibile. Non so recitare malgrado abbia studiato».

A proposito di cose impossibili, come va con i pipistrelli?
«È una fobia. Ogni volta per “Pechino” inserivo nel contratto la clausola “Non dormire con i pipistrelli”».

Passato il senso di colpa per il panino?
«No, non mi riprendo. Ho il frigo pieno di marmellate e vorrei riuscire a mangiarne poche. Però non ce la faccio. Amo molto anche i McDonald’s».

Ma non era a dieta?
«McDonald’s  non fa ingrassare. Dona un gran senso di sicurezza, gioia e felicità».

Allora buon appetito.
«Grazie. Anche a lei».

PATRIZIA PERTUSO

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