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Se tuo padre vuole uccidere tua madre

Libri/ Ennie Ernaux

Prendi un giorno normale. Pochi minuti e la tua vita non sarà più quella di prima. Tuo padre tenta di uccidere tua madre. E tu, a 12 anni, assisti a una scena che sarà l’ombra dietro a tutte le altre scene della tua esistenza. Ci vuole molto coraggio per scrivere i libri che scrive Annie Ernaux, nata 78 anni fa in Normandia che ha sempre fatto della propria biografia, degli eventi che hanno segnato la sua vita, la cifra della sua letteratura. Con lei parliamo di quella giornata maledetta che adesso è nell’incipit del suo ultimo romanzo tradotto in Italia “La vergogna” (L’Orma editrice, p. 128, euro 15).

Quando lei ha 12 anni suo padre tenta, davanti a lei, di uccidere sua madre. Come ricorda oggi quel momento?
«C'è un'espressione che ho detto a mio padre mentre piangevo dopo il suo gesto e che riflette esattamente il mio stato d'animo di quel momento terribile. È un'espressione del dialetto normanno: “mi farai prendere sciagura”, che significa diventare qualcun altro, pazzo, infelice».

Nello stesso giorno, la famiglia torna alla quotidianità. Cos'è questa normalità della violenza maschile?
«Non possiamo capirlo senza tener conto di cose a cui a 12 anni non pensavo. Innanzitutto la necessità economica. Mia madre aveva bisogno di continuare ad andare d'accordo con mio padre per sopravvivere, dato che vivevano della loro attività di bar alimentari».

Quale meccanismo scatta in chi subisce la violenza? Abitudine? Rimozione?
«È come se il male e la violenza non esistessero fino a quando non sono rivelati. Se ci pensa, è quello che accade nel caso dell’incesto, dove assistiamo sempre al silenzio delle donne maltrattate».

Lei ha detto di non aver trovato il coraggio di scriverne per molti anni. È stato per un senso di colpa?
«No, nessun senso di colpa. Il sentimento che è scaturito in me è stata la vergogna provata da quel momento in poi. La vergogna del gesto compiuto da mio padre e l'impossibilità di parlarne con chiunque. Per anni c’è stata la paura di essere come "smascherata". Quando ho cominciato a scrivere è stato proprio questo meccanismo che ho voluto, a mia volta, smascherare».
ANTONELLA FIORI @aflowerinlife

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