Opinioni

Quel nuovo conio con l'ultimo svevo

Maurizio Zuccari

Altro che reddito di cittadinanza e lagnanze con l’Europa. A Cosenza hanno avuto un’altra trovata per dare una mano ai poveracci senza inimicarsi gli euroburocrati. 
Il Comune ha coniato il Bruzio, un bel monetone d’argento, per aiutare i bisognosi sostituendosi ai tradizionali sussidi economici per i meno abbienti. Il nuovo conio, con l’effigie dell’ultimo degli Hohenstaufen a regnare in Sicilia prima della cacciata degli Svevi, nel Duecento, ha un valore nominale di 20 euro e potrà essere usato in buoni spesa. Verrà accolto come moneta corrente a tutti gli effetti nelle due dozzine di esercizi commerciali, supermercati e farmacie che hanno aderito all’iniziativa del Comune. «Un’operazione di welfare distributivo, ma anche di innovazione e di marketing culturale», l’ha definita Mario Occhiuto, l’architetto forzaitaliota che regge le sorti del capoluogo cosentino. E un bel risparmio per l’amministrazione sui tempi di rimborso e sul fatto che non tutta la moneta emessa, pari a circa centomila euro, sarà di fatto utilizzata. 

Oltre 1.200 famiglie bisognose, destinatarie del provvedimento, si vedranno consegnare quattro monete, per un valore di 80 euro, da spendere entro l’anno e non rimborsabili prima di sei mesi. E mentre i collezionisti già s’accaparrano l’argento col profilo dell’ultimo svevo, al Comune pensano al prossimo conio. Il faccione d’Alarico, padrone di quel bottino razziato nel sacco di Roma e morto di dissenteria in riva al Crati, che la storia vuole sepolto in città e i cacciatori di tesori ancora cercano.   

MAURIZIO ZUCCARI

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