Spettacoli

«Vorrei essere chiamato da Martin Scorsese»

Roma/Teatro Belli

ROMA «Cosa è cambiato nel mondo dello spettacolo italiano negli ultimi anni? Non molto mi pare, il cinema e il teatro sono sempre quelli e assolvono alla loro funzione: provare a raccontare la realtà, anche quando non lo fanno bene. Una cosa che dovrebbe cambiare, invece, è quella di riservare i primi posti dei teatri alle autorità. Di solito non sono interessati e quasi sempre non capiscono nulla. A che pro, dunque? Il teatro è per chi lo ama.»

È caustico e irriverente come sempre Flavio Bucci, da domani al 20 protagonista al Belli dell’autobiografico “E pensare che ero partito così bene…”, diretto da Marco Mattolini.

Quando è nata l’esigenza di questo spettacolo? 
«Innanzitutto dalla constatazione di essere ancora vivo dopo tutto quello che ho passato! È bellissimo poter raccontare quello che ho fatto e dei molti grandi artisti con i quali ho potuto lavorare».

Ha una struttura fissa o varia di sera in sera? 
«Tendenzialmente è fissa, però se dal pubblico arriva qualche suggestione particolare mentre vado avanti… Il teatro è anche un gioco, anzi, è soprattutto questo. Un gioco tra bambini. Che sono gli attori e il loro pubblico».

C’è un personaggio che ha interpretato che ha sentito più suo di altri? 
«Il protagonista di “Le memorie di un pazzo di Gogol”. L’ho portato in scena tante volte e l’ho sempre molto vicino a me».

Da quale regista le piacerebbe ricevere una chiamata, oggi? 
«Nessun dubbio, Martin Scorsese. Ha per caso modo di mettermici in contatto?».

DOMENICO PARIS

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