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Morelli, Ghini e Ruffini creano L’agenzia dei bugiardi

Cinema/L'agenzia dei bugiardi

ROMA Fred e tutti gli altri. I bugiardi di professione. Quelli che, come Fred, che ha la faccia di Giampaolo Morelli, si inventano un’agenzia per creare alibi e coprire chi mente sul lavoro, in amore, in casa e in ogni dove. Ecco “L’agenzia dei bugiardi” (dal 17 in sala) by Volfango De Biase che mette insieme Morelli, Ghini, Mastronardi, Ruffini e Ballerina,  appassionatamente impegnati a creare bugie su bugie, alibi su alibi, finché non si mette in mezzo il solito innamoramento (vero) che fa saltare tutto.

È un film che, come dice Paolo Ruffini, «passa dal demenziale alla farsa» e che rispetto all’originale francese «punta di più sul romanticismo, il ché ne fa un film diverso al 70%».

La storia di questa agenzia che crea alibi parte, racconta Morelli, «dal mio personaggio che, ferito dalla separazione dei genitori, si è inventato questo lavoro per reagire:  è contrario alle bugie ma non vuole far conoscere la verità per non far soffrire  le coppie: è una persona fragile che ama la vita». E non ditegli che anche qui somiglia a Coliandro perché lui ha la risposta pronta: «Coliandro pensa di essere fighissimo, il mio personaggio qui è più vero. Poi forse qualcosa di Coliandro l’ho messa, ma involontariamente».

Ciò che emerge dal film per Ghini è «l'ipocrisia straordinaria degli italiani. Per questo ci sta bene il pizzico di politicamente scorretto». 

SILVIA DI PAOLA

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