Libri

Leggere i “libri umani” per conoscere se stessi

INTERVISTA Un libro scritto non da una persona ma da altri libri:  “libri umani”. Si intitola “IN OPERA – Racconti Empatici”, a cura di Dario Borso (Armando Editore, p. 127 euro 16), ed è un volume specialissimo scritto da tante persone, i cosidetti “libri umani” che partecipano alle attività della Fondazione Empatia di Milano, prima in Italia, (www.fondazioneempatiamilano.com) che svolge numerose azioni per favorire l’empatia a scuola, dove dilaga il bullismo ma anche nelle periferie, dove il disagio del vivere con l’altro “diverso” può essere più forte. Ne parliamo con Davide Motto, vicedirettore della fondazione.

Che cos’è la biblioteca dei libri umani di cui questo libro raccoglie alcuni testi?
Un vero e proprio catalogo di storie di “libri viventi”  uomini e donne diventati veri e propri libri (con tanto di titolo e quarta di copertina) che si possono consultare qui in fondazione. Persone con disabilità mentale, colpite da violenze e discriminazioni diverse. Dopo aver scelto il libro che uno vuol leggere, si prende appuntamento per un colloquio che dura mezz’ora. Alla fine sarà come aver  fatto un viaggio che ti avrà fatto conoscere un altro ma anche meglio te stesso.

Come vi è venuta questa idea?
L’idea in realtà è nata in Danimarca da un gruppo di studenti dopo un grave episodio di razzismo in una scuola. Sia gli insegnanti che i ragazzi hanno pensato che come processo di formazione il rimprovero non fosse efficace, ma poteva essere più potente fare un racconto di questa esperienza da parte di chi l’aveva subita ma anche da parte di chi l’aveva messa in atto.

Se ascolti una persona, la guardi negli occhi, c’è la possibilità concreta di cambiare il proprio punto di vista su certi temi?
Certo, per esempio nel caso di un malato di mente puoi non pensare più che tutti i matti sono irrazionali e pericolosi. Ma che sono esseri umani con cui interagire.

Perché è così difficile immedesimarsi in chi sta facendo una vita diversa, che sia un immigrato, uno che ha subito violenza o un malato mentale?
Perché noi tendiamo a pensare che quella cosa non ci tocchi. Invece sviluppando l’empatia, attraverso percorsi come quelli che proponiamo, inizi a pensare che quella cosa lì poteva succedere anche a te.

ANTONELLA FIORI

Libri