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Guerriglia ultrà laziale e manifesti antisemiti

Calcio violento

CALCIO Dopo il caso Koulibaly, ribolle ancora il pentolone di razzismo nel mondo del calcio. In occasione della manifestazione per il 119° anniversario dalla nascita della Lazio in piazza del Popolo a Roma, una ricorrenza funestata, ieri notte, dalla guerriglia scatenata da centinaia di ultras mascherati contro i poliziotti (otto agenti feriti o contusi, un arresto e tre denunce tra i “tifosi”), sono girati nella Capitale alcuni manifesti dall’evidente sapore antisemita. Recavano la scritta “Lazio, Napoli, Israele, stessi colori. Stesse bandiere. Merde”. I fogli, firmati dai romanisti della Balduina, sono apparsi sui muri dell’omonimo quartiere e su quelli di Prati. Insomma, un’altra giornata nera per la patria calcistica. Il presidente laziale Lotito, impegnato ieri nell’iniziativa “La Lazio nelle scuole”, riferendosi agli scontri dice: «Di quello che succede non è responsabile la società. Io rispondo dei comportamenti di questa e non di quelli di pseudo tifosi. Se sono qui (a scuola, ndr) è proprio per evitare che ci siano comportamenti fuori dalle regole». Sdegno per i volantini antisemiti è stato espresso da Ruth Dureghello, presidente della comunità ebraica capitolina («Razzismo e antisemitismo, nel calcio, nno hanno colore: la questione va risolta definitivamente»), dal n°1 del Coni, Malagò, dal laziale doc Clemente Mimun. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti, che proprio ieri ha presentato le iniziative per il Giorno della Memoria, torna invece sul tema della violenza: «Tolleranza zero per i violenti, ma le misure non possono essere semplicemente quelle di tipo repressivo. Il fenomeno deve essere gestito con intelligenza». Cori e ululati razzisti: sospendere le partite? «Cisono regole Uefa e Fifa: sono per l’autonomia dello sport».

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