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Antagonisti e Regione contro il Decreto Sicurezza

TORINO

REGIONE Contro il decreto sicurezza, si mobilita   anche Torino. Il laboratorio culturale autogestito Manituana è rinato  e ieri gli attivisti hanno occupato l’ex deposito Amiat di largo Vitale. «È uno spazio sfitto di proprietà del Comune destinato all’abbandono e all’incuria. Torniamo nello stesso quartiere e con i medesimi obiettivi, ricchi di percorsi consolidati e nuovi progetti», spiegano gli attivisti. Sì, perché già nei mesi scorsi avevano occupato una porzione dello stabile della Film Commission di via Cagliari. E così, mentre la Francia «si colora di giallo e insorge contro l’aristocrazia neoliberale e il suo monarca, in Italia donne e migranti, precari e studenti, sindaci recalcitranti, ribelli mediterranei e alpini si oppongono al governo, rivendicando un radicale cambiamento di rotta. Pensiamo che Torino non possa soltanto restare a guardare ma debba a sua volta mobilitarsi».
 
E se dal basso si organizzano blitz non autorizzati, il presidente della Regione  Chiamparino fa sapere che è pronto a dare battaglia nelle aule che contano. Un’intenzione annunciata già nei giorni scorsi, in condivisione con altre regioni italiani, che è stata ufficializzata ai microfoni di Sky. «Ho avuto conferma dalla nostra Avvocatura - che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della regione Toscana - che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta, perché il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza e che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati». In attesa della Corte costituzionale Chiamparino assicura che «il servizio sanitario continuerà a fornire le cure necessarie in base al principio universale che quando una persona sta male dev’essere curata». CRISTINA PALAZZO

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