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«Ecco il crimine come non l'avete mai visto»

Non ci resta che il crimine

CINEMA Se Ritorno al futuro incontra Romanzo Criminale. Il titolo, Non ci resta che il crimine, «è un omaggio a Troisi e a ciò che è stato un caposaldo della commedia italiana ma il genere è nuovo, nuovissimo, con componenti di un film fantasiosi all’americana ma anche del poliziottesco all’italiana, con l’aggiunta del criminale che diventa protagonista e della commedia che stavolta ironizza sulla banda della Magliana, he ha ispirato ormai film su film».

Così presenta Massimiliano Bruno il suo ultimo irresistibile film (dal 10 in sala) che mette insieme Marco Giallini (“che per sbarcare il lunario si è inventato il tour nei luoghi della banda della Magliana”), Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi nei panni di tre poveracci proiettati nel passato, anno 1982, Edoardo Leo (cattivo davvero da paura) e Ilenia Pastorelli, la donna dal boss che, come lei racconta, capisce «di essere sopraffatta da un uomo che la vuole solo possedere come tanti uomini e impara a manipolare gli uomini servendosi del suo corpo e questa è la sua forza».

E non accusate un film del genere di rendere favolosi i cattivi di turno perché «la società fa molto peggio del cinema – e Leo sottolinea – di aver avuto molti riferimenti per avvicinarmi al personaggio di Renatino, tremendo boss della Magliana, ma io ho cercato anche di esagerare alcune cose, come la gelosia, per renderlo anche divertente». E,infatti, vi farà ridere moltissimo.

 

 

SILVIA DI PAOLA

 

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