Opinioni

I Navigli e l'anima della mia Milano

Maurizio Baruffaldi

Scoperchiare i Navigli. Nella città più vivibile d'Italia.
Perchè Milano è una Venezia coperta di cemento e tombini. La sua anima è fluida, sottofondo lirico di una città prosaica per necessità. 
Di una città che non si offre, ma è da scovare. Non si concede al passeggio del turista in cerca di incanti e souvenir: Milano disincanta, e se vuoi venir, vieni. Il piatto tipico però, lo trovi fuori porta, oppure a prezzi da esclusiva: a Milano, il tipico, è sempre un pirla.
L'elemosina la offende, e non ne fa. La compassione l'ammorba, e non ne ha. Milano non è cristiana, la sua fede è la grana. Però accoglie i fedeli, e li sfama.
La mia città che non sa compiacere, non abbraccia, non batte la mano sulla spalla. Non rivolge la parola sul tram, non alza la voce. 
E chiunque finisca per abitarci viene coinvolto dalla sua discrezione, sfumata al veleno. Dalla sua distrazione, apparente. Dalla disabitudine ai convenevoli. Le piaggerie fashion delle sciùre danarose sono buone per le sceneggiature morenti dei Vanzina. 
Milano è altro. E può dare tutto. Se ne ha voglia.
Ed è bella nei giorni di vento. Incorniciata dalle Alpi, adagiata e preziosa. Come le milanesi, femmine senza rivali: il vestito non fa il monaco ma fa la differenza, tra una bella donna e un gran gnocca. Poi ti fa incazzare, Milano. Perché se la tira. Perché vedo non vedo. Perché non mantiene tutte le promesse. E ti fa arrapare. E sentire l'ansia, da prestazione.
Milano vuole pazienza. Si concede solo agli amanti curiosi e ostinati. E se c'è chi è scappato, dopo un solo giorno, c'è chi non sa più andarsene, arrivato per caso. Ma a Milano si arriva per forza. Ed è questa la sua forza. Spigolosa, ma necessaria.

MAURIZIO BARUFFALDI

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