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La passione di Antonio, è quello il vero merito

Maurizio Guandalini

Il merito e la voglia di fare. La morte, a Strasburgo, di Antonio Megalizzi è iconica. Un simbolo, il giovane italiano. Che lavorava, si entusiasmava per quello che faceva. In silenzio. Uscendo dagli stereotipi dei suoi pari d’età. Quei duemila candidati che hanno risposto all’inserzione per un posto di agente di commercio, e si preoccupavano se c’era da lavorare il sabato e la domenica. Ha stonato che, alcuni, nel tratteggiare la biografia di Antonio, hanno rimarcato con distinguo, che non fosse ancora giornalista. Che il suo applicarsi era per raggiungere l’iscrizione all’albo dei pubblicisti. E che faceva interviste sull’Europa. Antonio Megalizzi era un giornalista. Scrupoloso e appassionato. Punto. Non è il tesserino che fa la professionalità. Non è la testata più o meno rinomata che ne fa il lignaggio. Vizio italico.
Capita mai che incontro qualcuno, dopo tanto tempo, e mi domandi come stai. Sempre, che fai? Con questo la nostra cultura ha imparato a fare meritocrazia. Brutta roba. Il merito coincide con una busta paga pesante e una buona posizione sociale. Al che ti chiedi chi seleziona chi. Da ritenersi meritevole. Lo è Alberto Angela, se in ogni libreria della penisola fa il sold out con code per il firmacopie già dal giorno prima di ogni presentazione? Lo è, forse, meno lo storico del paesino, cultore della ricerca locale, studioso delle tradizioni? Graduatorie di vaglia, spezza comunità, che fanno programma sul dualismo ricchi e poveri, neri e bianchi, operaio e avvocato.
Sostano alcuni dubbi. Meritocratici. Mancati.  Incarnazione della tv, facilitatori di fatturati e carriere, non hanno alcuna onorificenza della Repubblica italiana. Una è Raffaella Carrà che dice di non chiedere nulla ma è stata riconosciuta, in Spagna, Dama all’orden del Merito Civil. L’altro è Maurizio Costanzo, che al compimento degli ottant’anni,  al Corriere, ha reclamato, malinconicamente, un cavalierato al lavoro. Presidente Mattarella, riformiamo il metodo di dare valore a chi se lo merita?

MAURIZIO GUANDALINI

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