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Noi, i ragazzi e la "via del No"

CARLO BARBIERI

C'è qualche motivo per cui a un ragazzo di 14 anni debba essere consentito fare le ore piccole in locali in cui trascorrono ore, drogati dai decibel e sollecitati a trasgressioni di ogni tipo? Certo che c'è: i genitori non sanno più dire No. Ne ho parlato con molti di loro, e la reazione è sempre stata la stessa, da copia-incolla: «Come faccio a dire di no? Se ci va il gruppo degli amici non posso tenerlo a casa». 
La risposta non è affatto stupida: gli psicologi ci insegnano che il desiderio di appartenenza al gruppo è un potentissimo motivatore dell'essere umano. Però aspettate: se questo è vero, applichiamolo sempre. Per esempio, cosa farà vostro figlio o figlia quando il gruppo gli dirà «Dai, prova anche tu questa roba, è uno sballo» e magari l'amichetto o l'amichetta gli farà un bel sorriso? Rifiuterà? Certo, a dire No ai figli si va contro corrente. Ma chi ha detto che fare il genitore significa andare con la corrente, soprattutto quando l'intelligenza ci dice che più avanti c'è la cascata? 
I figli reagiranno ovviamente mettendovi il muso o facendo il diavolo a quattro. Voi spiegategli con calma perché lo fate, e tenete duro. Diranno che non capite niente e che siete fuori dal tempo: voi continuate a tenere duro. Vi diranno che gli fate fare una figura terribile con gli amici: rispondetegli che sono i deboli ad andare sempre dietro al gruppo, e chi riesce a starne fuori quando è il caso, è una persona forte. 
Li convincerete? Probabilmente no, ma  da quando il mondo esiste, i genitori hanno detto cose che i figli hanno apprezzato solo molto tempo dopo. Mi viene in mente il «Vi prometto sudore, lacrime e sangue» di Churchill ai britannici allo scoppio della II Guerra Mondiale. Furono davvero  lacrime e sangue, ma alla fine vinsero.  E quando i figli vi renderanno la vita difficile, ricordatevi che gli state facendo due regali: li state proteggendo, ma li state anche aiutando a formarsi una personalità libera dalla sindrome del “gregge” e questo è un grande dono a orologeria. 

CARLO BARBIERI

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